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I giochi politici tra Roma e Kiev. L’ex ministro ucraino Fedorov diventa consigliere alla Difesa italiana

I giochi politici tra Roma e Kiev. L’ex ministro ucraino Fedorov diventa consigliere alla Difesa italiana

Droni, guerra tecnologica e diplomazia parallela: il governo italiano ingaggia l’ex fedelissimo di Zelensky da poco rimosso da Kiev, mentre sull’asse Washington-Mosca-Pechino si muovono i tasselli per il futuro del conflitto.

di Giacomo Simoncelli

Un agosto all’insegna di manovre diplomatiche inattese e riposizionamenti strategici sull’asse tra Roma e Kiev. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato l’ingresso di Mykhailo Fedorov, ex ministro ucraino da poco rimosso dal proprio incarico dal presidente Volodymyr Zelensky, nel ruolo di consigliere speciale per l’innovazione della Difesa. Una scelta a prima vista puramente tecnica, motivata dall’esigenza di modernizzare le forze armate italiane sul fronte dei droni e della difesa aerea, ma che cela evidenti risvolti politici e si inserisce in un quadro internazionale in rapidissima evoluzione.

Al centro della collaborazione tra via XX Settembre e l’ex ministro ucraino ci sono le lezioni apprese sul campo di battaglia. In oltre due anni di conflitto ad alta intensità, Kiev ha sviluppato un’eccellenza senza pari nell’impiego dei sistemi aerei a pilotaggio remoto, nella guerra elettronica e nell’integrazione digitale delle operazioni militari.

L’intesa è stata formalizzata sia da Crosetto sia dallo stesso Fedorov, che su un post su X ha espresso gratitudine, anche rispetto al sostegno personale ricevuto. Un elemento non di  secondo piano considerato lo scontro politico in atto ai vertici ucraini. Se dal punto di vista militare l’Italia si allinea a molti altri Paesi europei a caccia del know-how ucraino, la dimensione politica della nomina di una figura chiave silurata da Zelensky da pochi giorni non è da ignorare.

La tempistica rende la mossa di Roma quantomai insolita. L’esecutivo italiano ha ribadito il pieno sostegno a Kiev durante il vertice dei cosiddetti “Volenterosi”. Eppure, la porta della Difesa si è aperta per quello che oggi molti osservatori considerano un potenziale rivale politico del presidente ucraino. Fedorov, infatti, non si è limitato a lasciare il governo: lo scorso 18 agosto è tornato a chiedere apertamente che il Paese trovi la strada per tornare al voto, superando le complessità logistiche e giuridiche legate alla legge marziale che tiene le elezioni congelate dalla primavera del 2024.

Una presa di posizione delicata in una fase in cui Zelensky deve fare i conti con l’opinione pubblica ucraina dopo ulteriori rivelazioni e indagini collegate alle inchieste giudiziarie per corruzione che stanno colpendo l’entourage presidenziale e storici collaboratori del capo di Stato. Sembra che Roma apra la strada a legittimare, sul tavolo del futuro dell’Ucraina, scenari diversi, e Fedorov sicuramente rappresenta quello che potrebbe andare più a genio a Washington, pronta a tornare a ragionare di superamento del conflitto nell’Est Europa.

Pubblicato il: 29/08/2026 da Giacomo Simoncelli