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Ancora un morto nella logistica: vittima di precariato e salari bassi, tra turni massacranti e la giungla degli appalti

Ancora un morto nella logistica: vittima di precariato e salari bassi, tra turni massacranti e la giungla degli appalti

Un nuovo caso di morte sul lavoro nella logistica solleva dubbi importanti sul sistema che domina i magazzini: quello degli appalti, che determinano ricatto salariale e precarietà sul lavoro, portando chi lavora allo stremo.

Di Emilio Banchetti

Ancora un morto nella logistica. Pasquale Andriotta è stato stroncato da un malore lunedì 31 agosto mentre scaricava pacchi dal furgone con cui lavorava per la filiale piacentina di BRT a Caorso. Secondo fonti sindacali, l’uomo si trovava all’ultimo giorno di un contratto a termine, rinnovato più volte ma che temeva non sarebbe stato prorogato. Non è un caso che il magazzino BRT di Caorso sia stato, negli ultimi anni, il teatro di mobilitazioni e scioperi contro un’organizzazione del lavoro considerata insostenibile: carichi eccessivi, ritmi massacranti e mancanza di tutele. Proprio lunedì scorso la Filt aveva indetto una nuova protesta, a cui si è aggiunta la giornata di sciopero e agitazione proclamata dall’USB per l’intera filiera BRT. Martedì, intanto, a Piacenza si sono tenuti presidi davanti alla Prefettura e al monumento ai caduti sul lavoro nel quartiere Farnesina.

La logistica è un settore centrale nella catena del valore dell’attuale sistema economico: movimentare le merci, farle circolare e distribuirle in luoghi diversi da quelli di produzione garantisce oggi gran parte dei margini di profitto delle grandi aziende. Tuttavia, questi utili vengono estratti direttamente dallo sfruttamento della forza lavoro, non più confinata alla sola fabbrica ma dilagata nei magazzini. Il meccanismo è ormai collaudato e si regge su vere e proprie “scatole cinesi” di appalti e subappalti: un sistema studiato per abbattere il costo del lavoro, scaricandone il peso direttamente sulle spalle degli operai.

Il sistema degli appalti è onnipresente nel settore, con casi ben documentati e al centro di diverse vicende giudiziarie, come denunciato più volte dai sindacati. I lavoratori della logistica, il cui Contratto Collettivo Nazionale prevede già una paga base non certo elevata, sono continuamente sottoposti al ricatto dei premi di produzione. Se da un lato questi bonus permettono talvolta di portare a casa un salario decente, dall’altro lo fanno al prezzo di fortissime pressioni, turni estenuanti, stress psicofisico e gravi rischi per l’incolumità dei lavoratori. A questo si aggiunge il ricorso sistematico a contratti brevi, spesso di pochi mesi, che alimentano un ulteriore e inaccettabile elemento di ricatto.

Alcune inchieste, come quelle portate avanti dalla Procura di Milano, hanno parlato apertamente di caporalato, rendendo la logistica un campo di scontro cruciale per le relazioni industriali nel nostro Paese. Le cronache raccontano di ditte appaltatrici fallite da un giorno all’altro, lasciando i lavoratori senza stipendio e senza TFR. Inoltre, la filiera degli appalti presenta criticità enormi anche sul piano della contribuzione fiscale, con decine di indagini per evasione a carico dei cosiddetti “fornitori di servizi”.

Il committente principale, dal canto suo, tende a negare le proprie responsabilità e spesso si rifiuta di incontrare le organizzazioni sindacali più scomode. Eppure, la quasi totalità dei grandi player del settore si serve della somministrazione di manodopera esterna, mentre le assunzioni dirette sono quasi sempre il frutto di dure vertenze conquistate dai lavoratori tramite scioperi e mobilitazioni. È il caso proprio della BRT di Caorso, dove una sentenza del Tribunale di Milano dell’aprile 2024 ha decretato, accogliendo il ricorso di un lavoratore sostenuto dall’USB, che il vero datore di lavoro fosse la multinazionale, definendo “non genuini” i rapporti di prestazione di cui l’azienda si avvaleva. BRT in quel caso è stata condannata ad assumere direttamente il lavoratore e a risarcirgli 12 mensilità.

Pasquale Andriotta, dunque, non è vittima di un semplice malore sul lavoro. Come tanti suoi colleghi, è rimasto ucciso dal ricatto della precarietà e di un salario troppo basso per vivere. È questo il meccanismo che porta allo stremo gli operai della logistica. Scardinare il sistema degli appalti e garantire diritti certi non è più solo una rivendicazione sindacale, ma un passo fondamentale e inderogabile per la dignità di chi lavora.

Pubblicato il: 01/09/2026 da Emilio Banchetti