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La UE ha finanziato un progetto israeliano di droni per la “difesa nazionale”

La UE ha finanziato un progetto israeliano di droni per la “difesa nazionale”

Il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) ha finanziato con 150 mila euro un progetto di uno studioso dell’Università di Tel Aviv esplicitamente presentato su più canali come legato allo sforzo bellico israeliano. La complicità europea nel genocidio dei palestinesi viene confermata, nonostante le tante dichiarazioni propagandistiche di tutela dei diritti umani.

di Giacomo Simoncelli

Il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) è finito al centro di una nuova bufera politica dopo che la testata online Science Business ha dimostrato che fondi europei sono stati utilizzati per finanziare un progetto sui droni israeliani, promosso come funzionale all’impegno bellico e, dunque, al genocidio dei palestinesi.

L’ente europeo ha approvato un finanziamento da 150 mila euro a favore di un ricercatore dell’Università di Tel Aviv per lo sviluppo di una tecnologia legata ai droni, nonostante in più occasioni l’attività dello studioso sia stata propugnata come profondamente legata ai fini militari dell’occupazione sionista.

Pavel Ginzburg ha infatti ottenuto, a gennaio scorso, un grant, ovvero dei fondi, presentando la propria ricerca, ufficialmente, come rivolta allo sviluppo di “superscatterer stickers”, ovvero speciali strutture di piccole dimensioni applicabili sui droni per aumentarne drasticamente la visibilità sui radar. Nei documenti presentati a Bruxelles, il progetto viene descritto come un sistema puramente civile, pensato per tracciare i droni commerciali per le consegne o per migliorare la sicurezza degli aeroporti.

Tuttavia, il materiale promozionale diffuso in Israele racconta una storia completamente diversa. In un filmato dell’Università di Tel Aviv è lo stesso Ginzburg ad affermare che tale tecnologia può avere applicazioni significative anche nel campo della “difesa nazionale”. Brian Rosen ha parlato del lavoro di Ginzburg sulla televisione israeliana in qualità di vice-preside per gli affari internazionali della Facoltà di Ingegneria di Tel Aviv, affermando chiaramente che il suo studio è “legato all’industria della difesa” e che potrà aiutare le forze armate a meglio “distinguere tra droni nemici e droni amici”.

Inoltre, è facile trovare su internet le collaborazioni che il ricercatore ha con la Rafael Advanced Defense Systems, uno dei giganti statali dell’industria bellica israeliana, che è molto attiva nel settore dei sistemi di sorveglianza radar per droni in condizioni critiche. Le sue ricerche, in questo caso, vedono anche un parzialmente finanziate dall’ufficio di ricerca navale degli Stati Uniti.

Interpellato sulla vicenda, Ginzburg si è difeso sostenendo che “i video promozionali e i comunicati stampa spesso utilizzano un linguaggio attuale e accattivante per attirare l’attenzione”. Una difesa piuttosto debole, perché vorrebbe dire che l’ateneo e lui stesso stanno facendo pubblicità ingannevole, se non addirittura mentendo al pubblico e, in sostanza, anche alle istituzioni europee.

Infine, va sottolineato che nel nuovo programma Horizon sulla ricerca UE, che coprirà gli anni dal 2028 al 20234, le limitazioni intorno agli studi dual use sono in pratica evaporate. Il che preoccupa rispetto all’approfondimento ulteriore della complicità comunitaria nei confronti dell’economia del genocidio denunciata da varie voci autorevoli, organismi internazionali, e persino l’ONU. Il boicottaggio accademico, ancora una volta, mostra tutta la sua attualità politica.

Pubblicato il: 30/06/2026 da Giacomo Simoncelli