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L’inquietante aumento del lavoro minorile in Italia

L’inquietante aumento del lavoro minorile in Italia

Esattamente 10 giorni fa, in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, i nuovi rapporti di UNICEF e Save the Children hanno tracciato un quadro allarmante per il nostro paese: tra picchi regionali inaspettati, dispersione scolastica e l’ombra sempre presente degli infortuni sul lavoro, la realtà dei lavoratori giovanissimi è tutt’altro che marginale.

di Giacomo Simoncelli

Nel giro di soli cinque anni, il numero di lavoratori minorenni di età compresa tra i 15 e i 17 anni in Italia è più che raddoppiato. Questo dice UNICEF, in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Si è passati infatti dalle 35.505 unità del 2020 alle 81.565 registrate nel 2025.

Il 4° Rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro” mostra, inoltre, che se si allarga l’orizzonte fino ai giovani di 19 anni, il trend non cambia: i lavoratori sono passati dai 310.400 del 2021 ai 427.072 del 2024, segnando un incremento del 37,6%.

La partecipazione più elevata dei giovanissimi (15-17 anni) alle attività produttive si concentra nel Nord del Paese. L’incidenza percentuale più alta rispetto alla popolazione residente si registra in Trentino-Alto Adige con un notevole 22,54%, seguito dalla Valle d’Aosta al 17,46%. Al contrario, valori decisamente più contenuti si riscontrano in regioni come l’Abruzzo (8,19%), le Marche (7,12%), la Puglia (6,35%) e il Molise (6,08%).

Guardando invece ai numeri assoluti dei lavoratori entro i 19 anni, la Lombardia guida la classifica nazionale con una media di 60.501 occupati, seguita da Veneto (39.138), Emilia-Romagna (34.202), Lazio (29.651) e Puglia (25.625). I canali d’impiego principali per la fascia 15-17 anni si dividono tra il lavoro dipendente classico (da cui sono esclusi gli operai edili, agricoli e domestici) e il settore dell’agricoltura. I dati INPS evidenziano una crescita marcata non solo tra i lavoratori dipendenti e gli operai agricoli, ma anche tra i collaboratori e i professionisti iscritti alla Gestione separata.

L’ingresso precoce nel mondo del lavoro si porta dietro un pesante tributo in termini di sicurezza e salute. Le denunce di infortunio all’INAIL per i minori tra i 15 e i 17 anni mostrano una risalita preoccupante dopo la parentesi della pandemia: dalle 5.815 denunce del 2020 (periodo fortemente condizionato dai lockdown), si è passati alle 18.820 del 2023 e alle 18.617 del 2024. Il tasso di infortuni calcolato sulla forza lavoro della stessa fascia d’età è salito così al 22,79% nel 2024.

Nel quinquennio 2020-2024, la mappa degli infortuni per i ragazzi di 15-17 anni vede cinque regioni coprire da sole il 60,54% delle denunce nazionali: Lombardia (21,27%); Veneto (12,10%); Emilia-Romagna (10,94%); Piemonte (9,11%); Trentino-Alto Adige (7,12%). Tra il 2020 e il 2024, i lavoratori entro i 19 anni rimasti vittime di infortuni mortali sono stati ben 92, e di questi, 14 avevano meno di 14 anni.

A completare il quadro intervengono i dati nazionali di Save the Children (riferiti a una ricerca del 2023), che accendono i riflettori sui bambini ancora più piccoli. In Italia, un minore su 15 tra i 7 e i 15 anni (il 6,8%) è coinvolto nel lavoro minorile. Se consideriamo esclusivamente i ragazzi di 14 e 15 anni, la percentuale sale verticalmente al 20%: in pratica, lavora un minorenne su 5.

Grave è anche la natura di queste occupazioni. Poco più di un adolescente su quattro tra i 14 e i 15 anni (il 27,8%, circa 58mila ragazzi) è impiegato in lavori considerati particolarmente dannosi per i percorsi educativi e il benessere psicofisico, poiché svolti in modo continuativo durante le ore di scuola o in fasce orarie notturne. I settori a maggiore incidenza, secondo Save the Children sono la ristorazione, la vendita al dettaglio e le attività commerciali, l’agricoltura, seguiti poi dall’edilizia e dal lavoro online.

Appare chiaro che c’è un profondo fallimento delle politiche scolastiche, e anche un profondo disagio sociale ed economico che sta riportando indietro le lancette del tempo. Il paese, per costruirsi un futuro, ha bisogno di puntare sulla formazione delle giovani generazioni, ma le classi dirigenti sembrano disinteressate all’allarme che questi dati lanciano. Nel paese dell’alternanza scuola-lavoro, c’è tutta la politica verso i più giovani che va ripensata.

Pubblicato il: 22/06/2026 da Giacomo Simoncelli