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Crisi Electrolux: 17000 lavoratori in bilico nella tregua di giugno insieme al futuro di un pezzo di industria

Crisi Electrolux: 17000 lavoratori in bilico nella tregua di giugno insieme al futuro di un pezzo di industria

La crisi Electrolux in Italia, con l’annuncio di 1.719 esuberi e la chiusura definitiva dello stabilimento di Cerreto d’Esi, minaccia la sopravvivenza di un settore chiave del metalmeccanico nazionale. L’impatto si estende a Susegana, Porcia e Solaro, lasciando oltre 1.700 famiglie senza certezze.

Di Emilio Banchetti

La crisi aperta da Electrolux in Italia con l’annuncio di 1719 esuberi rischia di diventare una vera e propria caporetto per le relazioni industriali del Paese: a venire messo in dubbio, infatti, è la sopravvivenza di un pezzo centrale del comparto metalmeccanico del Paese.

L’impatto territoriale previsto è devastante e coinvolge diverse regioni. Per Cerreto d’Esi nelle Marche è stata annunciata la definitiva chiusura dello stabilimento, una scelta che lascerà senza lavoro circa 1.700 famiglie del territorio. Brutte notizie anche per tutti gli altri stabilimenti del gruppo in Italia: mentre a Susegana sono previsti 310 esuberi tra gli operai, a cui si sommano i tagli al personale impiegatizio, anche Porcia sarebbe pesantemente colpita dai tagli, mentre a Solaro, in Lombardia, la crisi ha costretto i sindaci dei territori coinvolti a organizzare incontri pubblici.

I sindacati hanno bocciato all’unanimità la strategia aziendale evidenziando una forte contraddizione: Electrolux sta tagliando volumi produttivi e posti di lavoro nonostante abbia distribuito 139 milioni di euro di dividendi agli azionisti. Tutt’altro che un’azienda in crisi, quindi, che vuole comunque licenziare per compensare il calo dei ricavi dovuto al rallentamento della domanda globale ad inizio 2026 e alla concorrenza asiatica aggressiva da parte di grandi marchi cinesi (come Midea, Haier e Hisense) che offrono prezzi nettamente inferiori. La multinazionale ha deciso tagli anche in altri paesi, come Cile, Stati Uniti ed Ungheria, per tentare di abbattere i costi di produzione. In Italia tra il luglio 2016 e il febbraio 2026, le società del Gruppo hanno beneficiato di oltre 12,7 milioni di euro di aiuti di Stato. Nonostante questi fondi e gli ammortizzatori sociali che gravano sull’INPS, a inizio 2026 l’azienda è passata in perdita nel primo trimestre.

Il 25 maggio 2026, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha respinto frontalmente il piano presentato al MIMIT. Pesa anche il mancato rispetto degli accordi recenti, come l’investimento da 110 milioni di euro per il sito di Susegana, che era stato concordato con i sindacati nel 2023 e che doveva essere completato entro il 2026.

Dopo lo scorso incontro del 15 giugno i licenziamenti e le chiusure sono congelati fino ad agosto 2026, cinquanta giorni di tregua che non danno ancora nessuna garanzia per i lavoratori coinvolti e le loro famiglie: l’obiettivo del tavolo istituzionale è spingere l’azienda a presentare un piano industriale alternativo e sostenibile. Il prossimo incontro ufficiale per fare il punto sui progressi è stato fissato dal Mimit per il 21 luglio 2026, si è parlato di modello Beko, piano che sta subendo nel mentre alcuni ritardi e calo dei volumi di produzione.

Indubbiamente ci troviamo di fronte ad un interlocutore che in passato ha già presentato piani industriali e dismissioni, presentandole come necessarie, per evitare danni ben peggiori. Un meccanismo che ha portato nelle casse aziendali denaro pubblico, con il continuo ricatto dei posti di lavoro. In queste settimane di “tregua”, in cui si decide il destino di un pezzo così importante di industria nel nostro Paese, oltre 1700 lavoratori e lavoratrici aspettano risposte e garanzie: di certo loro non potranno attendere oltre.

Pubblicato il: 23/06/2026 da Emilio Banchetti