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Lettera dell’amico immaginario di Kurt a 26 anni dalla sua morte

Lettera dell’amico immaginario di Kurt a 26 anni dalla sua morte

di Ilenia e Skatena 

Oggi ricorre l’anniversario della morte di Kurt Cobain.

La mattina dell’8 aprile 1994 il suo corpo fu trovato nella serra presso il garage nella sua casa sul lago Washington; vicino vi era un fucile a pompa modello Remington M-11 calibro 20. L’autopsia successivamente confermò che la morte fu causata da un «colpo di fucile autoinflitto alla testa». Gli esami tossicologici rilevarono inoltre un’altissima dose di eroina nel suo sangue, oltre alla presenza di valium. Il rapporto disse anche che Cobain era morto con tutta probabilità nel pomeriggio di martedì 5 aprile 1994.

La lettera di Boddah, l’amico immaginario di Kurt

Di seguito il testo della lettera che Boddah, l’amico immaginario di Kurt, gli ha scritto oggi, a 26 anni dalla sua scomparsa (in realtà l’autrice é Ilenia Volpe, che ringrazio per la sua preziosa collaborazione):

Ciao Kurt, sono Boddah, il tuo amico immaginario.
Ne stanno parlando tutti oggi su internet.
Che non esisteva nel ’94 internet, epoca di camicie di flanella, illusioni, evasioni e Nirvana.

Sono passati 26 anni e io nei ricordi ci vivo da quel 5 aprile, quando ti ho visto dal mio angoletto imbracciare quel maledetto fucile.

Tornassi indietro, ti avrei chiesto di andarci a prendere un caffè, quel giorno.
O di raccontarmi un’altra volta di quando a scuola ti bullizzarono per la tua amicizia con un ragazzo gay.

Di suonarmi un pezzo del tuo adorato John Lennon.
O di portarmi sulla panchina di Aberdeen dove iniziarono i tuoi sogni di gloria.

Quella gloria che oggi mi fa piangere e rimpiangere il non averti capito. Mai.

Ne stanno parlando tutti oggi su internet e io prendo lo stereo, che nel ’94 andava tanto di moda lo stereo, premo play e ti ascolto, amico mio.

La stessa stanza, ma tu non ci sei.

I’m so happy ‘cause today i found MY FRIEND.

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IO, KURT E I NIRVANA

Quanto alla mia esperienza con la musica dei Nirvana, avevo 17 anni quando la ascoltai per la prima volta. Quelle sonorità “vecchie”, ma allo stesso tempo anche così “nuove” ed originali nel loro modo di porsi, prima mi incuriosirono e poi mi conquistarono, forse perché racchiudevano generi come l’hard rock, il punk e l’hardcore che da sempre avevano fatto breccia nella mia anima musicale.

Ricordo ancora l’entusiasmo di quando portai a casa a mo’ di trofeo di caccia il loro primo album, Nevermind: l’ho consumato sul giradischi del mio stereo, rigorosamente sparato ad alto volume affinchè anche il vicinato potesse “godere” delle vibrazioni che emanava e suscitava.

Fu così che “mi venne” la fatidica, seppur momentanea, “fissa” per Kurt Cobain e i Nirvana, per cui cominciai a procurarmi tutto ciò che li riguardava, dai poster per tappezzare le pareti della mia stanza alle immagini ritagliate da fanzines/giornali, dalle t-shirt (mitica quella raffigurante i gironi dell’inferno dantesco che indossavo con orgoglio quando andavo a scuola) ai libri con i testi e le traduzioni delle loro canzoni.

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Ovviamente, come per ogni “fissa” musicale che si rispetti, non mancavano le mie interpretazioni del significato dei testi dei Nirvana, specialmente di quelli di In Utero, che all’epoca mi incuriosiva e mi sembrava un album “strano” già solo per quel collage di feti, uteri, viscere e fiori (realizzato dallo stesso Kurt) pubblicato sul retro copertina, lasciando il posto alla donna alata che tutti conosciamo. In Utero, che originariamente doveva chiamarsi I hate myself and I want to die, é un lavoro dalle sonorità graffianti, magnetiche e malinconiche, e contiene testi spesso confezionati con la tecnica del cut up, sperimentata dal poeta della beat generation William Burroughs.

As my bones grew they did hurt, they hurt really bad

… in questi versi è racchiusa la quintessenza di In Utero: il dolore.

Fantasticherie ed interpretazioni a parte, il mio album preferito dei Nirvana era e resta Bleach, musicalmente caratterizzato dalle sonorità grezze e distorte che tanto mi piacciono. Se volete saperne di più, vi rimando alla lettura di un articolo che ho scritto e che potete leggere QUI.

 

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Pubblicato il: 05/04/2020 da Skatèna