Tetto al carburante: self esauriti e il governo si prende il merito
Oggi, 28 settembre è entrato in vigore il tetto massimo al prezzo del carburante ai distributori Eni. 1.99 al litro per la benzina e 2.19 al litro per il diesel solo al self service. Ai distributori file per fare rifornimento oppure il deserto con il cartello: self esaurito. L’iniziativa del colosso energetico dopo i mesi di “moral suasion” rivela l’impossibilità della politica di muoversi in questo continuo stato di crisi.
di Eugenio Fofi
È entrata in vigore oggi l’iniziativa dell’Eni di fissare il prezzo dei carburanti: 1.99€/l peri la benzina e 2.19€/l per il diesel per trenta giorni ai distributori self service. Non c’è stata una vera e propria corsa al rifornimento, proprio per via del mese in cui sarà possibile accedere allo sconto, ma anche perché le file si sono disperse alla vista dei cartelli: “SELF ESAURITO”.
La speranza di politici e commentatori è che anche gli altri fornitori si accodino alla scelta della società partecipata italiana, ma se Socar, la società dell’Azerbaigian neo proprietaria della IP, ha dichiarato di voler partecipare anche lei all’abbassamento dei prezzi in Italia, il precedente francese suggerisce l’opposto.
In Francia la Total (TotalEnergies) da marzo ha applicato un taglio molto simile e i distributori indipendenti e gli altri competitor internazionali non hanno seguito l’esempio della società. Con gli indipendenti che accusano la Total e il governo direttamente: «Un agente in posizione dominante si avvantaggia di prezzi aggressivi, più bassi di quelli di mercato. Noi non possiamo vendere a meno di quanto acquistiamo. Lo stato ha fallito a regolare i prezzi e ha permesso una competizione distorta», dice su euronews.com Jacques Goisque, capo della FF3C rappresentate delle stazioni indipendenti. «Oggi, le autorità pubbliche sono felici che una compagnia privata stia facendo il loro lavoro, forse al loro posto».
Situazione analoga a quella italiana, dove nonostante tutti dichiarano che la decisione sia stata presa in autonomia, sia Palazzo Chigi che i piani alti di Eni sostengono che ci siano stati mesi di “moral suasion”. Proprio durante la conferma della procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea e l’ultima riduzione delle accise, in vigore fino al 5 ottobre, finanziata proprio dall’anticipo delle tasse sui dividendi dell’Eni. Anche se impossibilitato a imporre un vero e proprio tetto al prezzo italiano, il governo ritiene così di aver portato un altro grande successo: oltre al price cap anche la sospensione del bollo auto per il 2027. A testimonianza che le elezioni non sono mai veramente lontane.
Pubblicato il: 28/09/2026 da Eugenio Fofi