Traccia corrente

SELEZIONI MUSICALI

RCA - Radio città aperta

SELEZIONI MUSICALI
Ascoltaci dal pcVLC_Icon

L’illusione del riarmo tra crescita zero e ipoteca dell’austerità

L’illusione del riarmo tra crescita zero e ipoteca dell’austerità

Un rapporto per l’Europarlamento smonta i benefici economici delle spese militari propagandati dai guerrafondai unioneuropeisti. Intanto la Corte dei Conti svela i trucchi contabili dietro al raggiungimento dei target NATO.

di Giacomo Simoncelli

La corsa al riarmo europeo sarà un boomerang economico e finanziario dalle proporzioni allarmanti. Dietro gli annunci di Bruxelles e gli impegni assunti in sede NATO, il quadro delineato da uno studio commissionato dalla Commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento Europeo a tre economisti (Philipp Heimberger, Meryem Gökten e Juliane Unger) rivela che i risultati che bisogna attendersi saranno molto più esigui – se non addirittura negativi – di quel che ci viene raccontato.

Crescita economica modesta, aumento del debito pubblico e la conseguente ipoteca sulla spesa sociale sono le certezze che ci aspettano dal riarmo europeo. La clausola di salvaguardia nazionale concessa dalla Commissione Europea rappresenta in realtà una trappola per il modello produttivo dei paesi del Vecchio Continente, e in particolare per quelli a più alto debito, tra cui vengono indicati esplicitamente Italia, Ungheria, Spagna, Portogallo, Grecia e Polonia.

La stima che la Commissione ha diffuso parla di una crescita dell’output di appena lo 0,5% annuo, ma è comunque giudicata troppo ottimistica da parte degli economisti interpellati dall’ECON. Il moltiplicatore fiscale della difesa è infatti inferiore a uno (produce cioè meno di un euro di ricchezza per ogni euro speso), complici la frammentazione dei sistemi d’arma nazionali in Europa, l’alto peso del costo del personale e la forte dipendenza dalle importazioni estere.

Insomma, nessun volano per l’economia da parte del complesso militare-industriale europeo: l’iniziezione di fondi servirà solo a tentare, da parte di Bruxelles, di assumere un peso autonomo in un mondo multipolare in cui le potenze occidentali hanno deciso di puntare sulle armi per mantenere il proprio privilegio, piuttosto che dialogare per lo sviluppo comune.

Quando poi arriverà il 2029, quando cioè la clausola cesserà di avere effetto e i vincoli europei sul disavanzo e sulla riduzione del debito torneranno pienamente operativi, il contraccolpo sarà fatale. O verranno aumentate le tasse (ed è facile immaginare che ciò non avverrebbe in forme progressive) o verranno tagliate ulteriormente le spese sociali, distruggendo quel poco di welfare pubblico che ancora esiste.

Il paradosso è che, quindi, sul medio termine il riarmo finirà col deprimere l’economia, peggiorando le condizioni delle classi popolari e aumentando così il malcontento sociale, senza che nessuna delle ipotesi politiche “maggioritarie”, fermamente guerrafondaie, proponga alternative.

Ma il problema non è solo la gabbia dei vincoli europei. Ad essi si sommano gli impegni NATO, di cui i membri, a giugno 2025, hanno deciso di sottocrivere l’impegno a portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035 (diviso tra un 3,5% di spesa militare diretta e un 1,5% destinato alla sicurezza, da quella cyber alle infrastrutture strategiche).

La Corte dei Conti ha appena attestato che le dichiarazioni del governo Meloni sul raggiungimento dell’obiettivo del 2% del PIL già nel 2025 sono frutto della “riscrittura” di alcune voci di bilancio sotto il cappello della Difesa: trattamenti pensionistici, esborsi vari di altri ministeri, fondi per missioni internazionali ed elementi del PNRR.

La spesa è aumentata continuamente negli ultimi anni, eppure non è ancora abbastanza per i guerrafondai atlantici. Se già oggi i diritti sociali sono stati dimenticati dalle classi dirigenti, i prossimi anni dentro il pantano dell’allineamento strategico con UE e NATO si preannunciano come un massacro sociale, condotto sull’altare della guerra.

Pubblicato il: 22/09/2026 da Giacomo Simoncelli