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Raid nei campus e accademici scomparsi: la morsa israeliana sulle università palestinesi

Raid nei campus e accademici scomparsi: la morsa israeliana sulle università palestinesi

Nuova ondata di raid israeliani nei campus in Cisgiordania e ai valichi di Gaza. Tra i civili di cui non si hanno notizie c’è un ricercatore diretto all’Università di Tor Vergata, unico superstite della sua famiglia. Silenzio da Farnesina e Ministero dell’Università.

di Giacomo Simoncelli

Una nuova e sistematica operazione di pressione ha preso di mira il mondo della formazione e della ricerca palestinese tra il primo e il due giugno. Le forze di Tel Aviv hanno intensificato gli arresti e le incursioni sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania, portando al fermo di decine di persone. Di almeno cinque appartenenti al mondo universitario, al momento, non si hanno notizie certe.

Campus sotto assedio nella West Bank

In Cisgiordania, i militari israeliani hanno condotto una serie di incursioni che hanno colpito anche i dormitori dell’Università di Birzeit, dove sono state arrestate le studentesse Jolan Abu Awwad, Natali Abu Daya e Sama Safi.

Nelle stesse ore, un’altra giovane, Leila Khalil, è stata prelevata dalla propria abitazione di famiglia a Beitunia. L’operazione è seguita a un’altra irruzione, avvenuta il giorno precedente all’interno dell’Università di Al-Quds, nella zona occupata di Gerusalemme Est.

Il caso al-Najjar: il ricercatore diretto a Roma e svanito nel nulla

Lo scenario a Gaza si fa ancora più fitto di interrogativi. Il 1° giugno, un gruppo composto da oltre venti studiosi palestinesi era in fase di evacuazione dalla Striscia. La meta finale sarebbe dovuta essere l’Italia, grazie all’ottenimento di borse di studio dedicate. Durante le procedure di transito controllate dalle forze israeliane, due di loro sono stati trattenuti senza che venissero fornite motivazioni ufficiali.

Mentre una studentessa è stata rilasciata poco dopo il fermo, del ricercatore Mahmoud Talal al-Najjar si sono perse le tracce presso il valico di Kerem Abu Salem. A denunciarlo è stato il fratello dell’uomo, uno dei pochi superstiti della sua famiglia: il 25 ottobre 2024, un bombardamento aereo israeliano sulla sua casa a Jabalia aveva ucciso la moglie, i quattro figli e altri parenti stretti.

Al-Najjar era riuscito a superare i complessi ostacoli burocratici imposti dallo stato sionista, ottenendo finalmente il visto per proseguire la sua attività accademica presso l’Università di Tor Vergata a Roma.

La reazione della politica italiana: un silenzio assordante

Sul caso non si registrano al momento prese di posizione ufficiali da parte dei vertici dell’ateneo della Capitale, né dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. La linea della Farnesina mantiene una condotta di assoluta ignavia diplomatica, simile a quella adottata nel recente caso degli attivisti della Flotilla. Trattati in maniera disumana, Tajani ha chiesto delle scuse, senza però trarre le dovute conseguenze per il fatto che non sono mai ufficialmente arrivate.

Anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini non ha rilasciato dichiarazioni in merito, nonostante meno di un mese fa si fosse fregiata dell’accoglienza negli ateni italiani di 72 studenti provenienti da Gaza. Un’azione di “propaganda umanitaria” mentre il governo continua a sostenere, diplomaticamente ed economicamente, la macchina da guerra israeliana che ha ormai raso al suolo le infrastrutture scolastiche e universitarie della Striscia.

Pubblicato il: 04/06/2026 da Giacomo Simoncelli