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In questa epoca di follia ci mancavano gli idioti dell’orrore: anatomia del populismo nell’era del feed

In questa epoca di follia ci mancavano gli idioti dell’orrore: anatomia del populismo nell’era del feed

La condanna in terzo grado di Mario Roggero ha fatto esplodere il dibattito pubblico su legittima difesa, limiti, leggi e giustizia. Ma cosa ci sta raccontando, davvero, la reazione a quella sentenza?

di Giovanna Montalbano

La sentenza con cui la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per il gioielliere piemontese Mario Roggero, colpevole di aver ucciso due rapinatori in fuga e del tentato omicidio del terzo, rivela la profonda crisi cognitiva che affligge l’opinione pubblica occidentale. Il cuore della questione non risiede tanto nei fatti neri dell’aprile 2021, quanto nella grande discrepanza tra la realtà emersa nei tribunali e la percezione pubblica: i video e le prove tecniche hanno mostrato chiaramente che gli spari sono avvenuti in strada, colpendo alle spalle i ladri già in fuga a bordo di un’auto. Il pericolo per la sicurezza dell’imprenditore e della sua famiglia era ormai cessato. L’uso dell’arma non è stato una reazione difensiva necessaria, ma un’esecuzione unilaterale mossa da un impulso punitivo.

Tuttavia, la reazione dell’opinione pubblica ha ignorato queste evidenze e ha optato per un’indignazione selettiva. Qui si manifesta l’analfabetismo funzionale: non si tratta solo di incapacità di lettura, ma di incapacità di comprendere testi giuridici complessi e di distinguere emozioni dalla legge. Nelle pagine di Minima Moralia, Theodor Adorno descriveva questa regressione psicologica come effetto della “vita offesa” nella società tardo-capitalista. L’individuo, influenzato dalla logica commerciale, interiorizza una “matematica morale” che riduce l’essere umano a pura variabile economica. Quando la proprietà privata è vista come un’estensione dell’io, la sua violazione, per la folla, legittima la soppressione fisica dell’altro. La condanna dei magistrati non è una punizione per la difesa della vita, ma il riconoscimento del principio opposto: ribadisce che il diritto alla vita è più importante della protezione dei beni.

Se lo Stato piegasse la legge all’onda emotiva, giustificando la morte per la difesa del capitale in situazione di pericolo cessato, l’intero sistema giuridico ne risentirebbe. Adorno notava nella civiltà borghese una violenza latente, una “persecuzione di tutti da parte di tutti”, che il decoro sociale controlla; il supporto sui social per la giustizia privata non è una deviazione, ma l’emersione di una ferocia rimossa, esacerbata dalla pigrizia mentale di una massa che preferisce slogan a una reale comprensione della legge. La regressione analfabetica non si limita alle sezioni commento delle piattaforme digitali, ma trova legittimazione nei vertici del potere politico. Un esempio è il post della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che commentando le tesi difensive e le polemiche sul risarcimento ai familiari dei rapinatori uccisi, ha sintetizzato la questione con un incisivo: “Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto.” Con questa affermazione, la massima carica dell’esecutivo semplifica deliberatamente la complessità dei gradi di giudizio, avallando la narrazione secondo cui l’azione del gioielliere è stata una diretta difesa personale.

Questo è un chiaro esempio di populismo penale. Il potere politico non cerca di migliorare la comprensione civile, ma sfrutta la reazione emozionata dell’elettorato, annunciano persino che nel nuovo ddl Sicurezza saranno presenti norme per impedire risarcimenti a chi subisce danni durante la commissione di un reato. Questa dinamica riflette le intuizioni di Gilles Deleuze nel suo Poscritto sulle società di controllo. Nella transizione dalle società disciplinari a modelli più fluidi, le istituzioni centralizzate perdono credibilità e l’individuo si concepisce come un “individuo-azienda”, unico responsabile della propria sicurezza e della propria sussistenza economica. Quando lo Stato, attraverso la propria leadership, sostiene l’idea che la giustizia privata sia una reazione naturale dovuta all’inefficienza delle istituzioni, assistiamo a una sottile e progressiva privatizzazione dell’ordine pubblico. La tutela della sicurezza e il controllo dell’ordine cessano di essere prerogative rigidamente centralizzate per frantumarsi in risposte di autotutela individuali e autonome. Il paradosso è evidente: un potere politico che a parole celebra la legalità ma si ritrova nei fatti a giustificare chi scavalca i tribunali e si fa giustizia da solo. L’analfabetismo funzionale dell’opinione pubblica diventa così parte del programma di governo.

L’elettore non deve più capire che la legge italiana tutela la legittima difesa solo in caso di pericolo “attuale” e “proporzionato” (Articolo 52 del Codice Penale); gli viene insegnato che la legge è un ostacolo burocratico tra la vittima e la sua vendetta, col rischio di normalizzare e favorire il passaggio a una società in cui l’autotutela armata sostituisce lo Stato di diritto. Questa dissoluzione del pensiero critico è evidente nel modo in cui l’opinione pubblica riceve, nello stesso flusso visivo, la micro-violenza della cronaca locale e la macro-violenza dei conflitti globali. Sul palinsesto dei social network, il video di sorveglianza di Grinzane Cavour, che mostra gli spari in strada, coesiste senza soluzione di continuità con i feed che raccontano le trincee in Ucraina, le escalation missilistiche e i bombardamenti in Medio Oriente e la devastazione causata dalla crisi umanitaria in Sudan. Per lo spettatore moderno, privo della capacità di contestualizzazione, tutto si riduce a uno stesso, indistinto spettacolo della morte.

Mi viene in mente Franco Battiato, che in Bandiera Bianca cantava: “In quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore.” Gli idioti dell’orrore descritti da Battiato, in questo contesto, non sono i carnefici, ma il pubblico entusiasta; sono coloro che, armati di smartphone e affetti da cecità cognitiva, trasformano la tragedia in un’arena di intrattenimento. L’analfabeta funzionale applica ai conflitti internazionali la stessa identica logica che usa per il caso del gioielliere: si schiera per una fazione come se fosse una squadra di calcio, ignorando che sia l’azione unilaterale del singolo cittadino sia l’unilateralismo bellico degli Stati che ignorano l’ONU e il diritto internazionale rispondono alla stessa matrice. In entrambi i casi si impone la logica utilitaristica denunciata da Adorno. Le vite umane, siano quelle dei rapinatori colpiti, dei civili sotto le bombe o dei soldati al fronte, vengono ridotte a fredde variabili economiche o a “effetti collaterali.” L’industria culturale digitale monetizza questa mancanza di pensiero critico, che Hannah Arendt indicava come premessa di ogni deriva totalitaria. L’opinione pubblica contemporanea è un coro di solitudini aggregate dall’algoritmo, un rumore bianco che anestetizza l’empatia o la devia nel buio dell’inciviltà, cancellando la comprensione della complessità. Gli idioti dell’orrore applaudono la legge della giungla, convinti di difendere la propria sicurezza, senza accorgersi che, rimuovendo l’universalità del diritto in nome della reazione viscerale, stanno celebrando la distruzione delle uniche barriere che li proteggono dalla barbarie. E mentre il feed continua a scorrere, l’indignazione si consuma in un clic, in attesa del prossimo spettacolo di sangue da commentare senza capire.

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Pubblicato il: 18/07/2026 da Alessio Ramaccioni