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Ponte sullo Stretto: inchiesta per corruzione, al centro un ex giudice della Corte dei Conti

Ponte sullo Stretto: inchiesta per corruzione, al centro un ex giudice della Corte dei Conti

L’indagine della Procura capitolina ipotizza il tentativo di condizionare l’esame di legittimità sul progetto definitivo. Coinvolti anche un avvocato e un imprenditore. La società Stretto di Messina: «Siamo totalmente estranei».

di Giacomo Simoncelli

L’ombra della corruzione e della rivelazione di segreto d’ufficio si abbatte sul progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. La Procura di Roma ha avviato una complessa indagine che vede al centro un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti (in pensione da febbraio scorso), e le relazioni intrattenute con un avvocato – già membro del Consiglio di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa” – e un imprenditore.

I Carabinieri del Ros hanno eseguito decreti di perquisizione a carico dei tre indagati nelle province di Roma, Reggio Calabria e Frosinone. Secondo l’impianto accusatorio formulato dai magistrati della Capitale, i tre avrebbero messo in atto condotte precise per condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo della grande opera inutile.

I dettagli emersi dalla nota della Procura delineano un presunto schema di scambio di favori e promesse. L’avvocato e l’imprenditore avrebbero avvicinato l’ex giudice contabile, promettendo il proprio sostegno per fargli ottenere incarichi di rilievo in enti di diritto pubblico una volta andato in pensione (forse addirittura ai vertici dell’Antitrust). In cambio, l’ormai ex giudice si sarebbe offerto di monitorare dall’interno la procedura della Corte, fornendo aggiornamenti sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo del loro lavoro.

Dalle carte dell’indagine emerge inoltre che l’ex magistrato contabile avrebbe analizzato attentamente la decisione sfavorevole emessa dalla Corte il 29 ottobre 2025, e si sarebbe persino impegnato nel redigere una memoria difensiva per la “Stretto di Messina Spa”, da consegnare direttamente al commercialista della società. L’avvocato e l’imprenditore, secondo gli inquirenti, avrebbero anche tentato di agganciare altri magistrati e divulgato a terzi informazioni coperte dal segreto d’ufficio.

Le perquisizioni hanno portato al sequestro di diversi dispositivi elettronici, tra cui computer e smartphone, e anche vari faldoni di documenti. Tutto il materiale è ora al vaglio degli esperti informatici e degli inquirenti, per raccogliere tutte le prove necessarie e ricostruire la rete di contatti dei tre indagati.

Non si è fatta attendere la reazione dei vertici della “Stretto di Messina Spa”. L’Amministratore delegato, Pietro Ciucci, ha espresso forte stupore per l’evoluzione giudiziaria, ribadendo la totale linearità della condotta aziendale. Il manager ha confermato la totale disponibilità a collaborare con le forze dell’ordine, ma ci ha anche tenuto a precisare che l’attività della società non subirà battute d’arresto. È però evidente che i timori sul Ponte sullo Stretto, che fosse solo un enorme regalo alla speculazione e alla criminalità organizzata, non fanno che rinforzarsi.

Pubblicato il: 10/06/2026 da Giacomo Simoncelli