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RIFUGIO ATOMICO con FABRIZIO FALCIONI

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7 maggio, scuole e università in sciopero

7 maggio, scuole e università in sciopero

Il 7 Maggio in oltre 50 città studenti e docenti sono scesi in piazza per lo sciopero nazionale del settore scuola indetto dall’USB, dalle organizzazioni giovanili Osa e Cambiare Rotta e da altre sigle sindacali e studentesche.

di Riccardo Menicacci

Una giornata di mobilitazione che ha coinvolto migliaia di studenti e docenti in oltre 50 città: questi i numeri dello sciopero nazionale del settore scuola indetto dall’Unione Sindacale di Base insieme alle sigle Osa e Cambiare Rotta. Le piazze, riuscite e partecipate in tutto il paese, si sono rivolte direttamente al governo, accusando i Ministri Validara e Bernini di portare avanti l’ennesimo colpo di mano contro la formazione pubblica: “Contro la Distruzione pubblica, studenti e docenti uniti”  recitava appunto lo striscione d’apertura nei cortei di diverse città.

La piazza romana, che ha visto fianco a fianco studenti medi, universitari e docenti, si è data due appuntamenti distinti al Ministero dell’Istruzione e al Ministero dell’Università per poi ricongiungersi su viale Trastevere, che si è colorato di bandiere palestinesi e cubane per protestare contro la presenza di Marco Rubio in visita a Roma, considerato un criminale di guerra complice del genocidio in Palestina e del bloqueo criminale ai danni del popolo cubano.

Oltre alla solidarietà internazionalista ha trovato ampio spazio il rifiuto della militarizzazione della formazione, simboleggiato da alcuni fucili giocattolo da cui uscivano fiori e da uno striscione finale che recitava “giovani contro guerra e leva militare”, ritenuta dai partecipanti tema centrale e trasversale per il mondo della scuola e dell’università, luoghi che il governo vorrebbe “arruolare” nel contesto del mastodontico piano di riamo europeo e nei venti di guerra che filtrano dalla classe dirigente europea

Per quanto riguarda lo specifico della scuola, il tema caldo è stato la riforma del “4+2”, percepita come una privatizzazione degli istituti tecnici e professionali per farne strumento ad uso e servizio delle imprese private e del tessuto produttivo. Ma non sono mancati slogan e interventi contro le nuove ‘Indicazioni didattiche nazionali’ di Valditara, la denuncia della postura repressiva verso studenti e docenti e la richiesta di abolizione dell’alternanza scuola lavoro, di cui vengono ricordate le vittime: Lorenzo, Giuliano e Giuseppe, morti durante il PCTO nel 2021.

A scendere in piazza in forze anche gli studenti universitari, che non hanno perdonato alla ministra Bernini i tagli di 700 milioni al fondo di finanziamento ordinario degli atenei e la serie di riforme disastrose degli ultimi 4 anni, dalla riforma del preruolo a quella dei 60 cfu, dalla precarizzazione della ricerca al semestre filtro: un insieme di misure che, secondo gli studenti, hanno precarizzato e reso inaccessibile un’università già gravata da un diritto allo studio insufficiente, caroaffitti alle stelle e atenei telematici in crescita esponenziale.

Uno sciopero nazionale che restituisce dunque una varietà e complessità di rivendicazioni che vengono tuttavia tenute assieme e fatte marciare sullo stesso binario: la privatizzazione della scuola pubblica e lo smantellamento del sistema universitario a suon di tagli e controriforme parte dalla stessa classe politica che ambisce a trasformare scuole e università in “caserme”, e che si è attivata subito per reprimere e restringere gli spazi democratici quando le mobilitazioni hanno attraversato i luoghi della formazione.

Questa la lettura che ha attraversato le piazze del 7 maggio, una generalizzazione politica che non sembra esser stata gradita dal Ministro Valditara: “E’ stato uno sciopero sicuramente non riuscito, fra l’altro è anche stupefacente: è uno sciopero certamente politico, in quanto schierarsi oggi contro la riforma del 4+2 vuol dire guardare al passato”, ha infatti dichiarato, aggiungendo “questo è un linguaggio di 60 anni fa, da vetero-comunismo. Chi nega l’importanza fondamentale del collegamento tra scuola e impresa è fuori dalla realtà, fuori dalla storia e non vuole il bene dei nostri giovani”.

Difesa a spada tratta della riforma, attacco diretto a studenti e docenti che hanno scioperato, addirittura tacciati di vetero-comunismo, e l’incredibile accusa di “non volere il bene dei giovani” rivolta ai giovani stessi: eppure in questa reazione nervosa, il ministro si è lasciato sfuggire un’altra dichiarazione: “Questa non è la riforma del 4+2, la riforma dell’istruzione tecnica e professionale che ho fortemente voluto, ma una riforma che ci ha imposto il PNRR, che è stata concordata dal precedente governo con la Commissione Europea e che noi abbiamo dovuto attuare”.

Una confessione che in qualche modo conferma l’intuizione dello sciopero di leggere le misure proposte dal governo per scuole e università all’interno del più generale processo di riarmo, militarizzazione e trasformazione produttiva e ideologica che sta attraversando tutto il vecchio mondo.

Immediata la risposta degli studenti dell’Osa alle dichiarazioni del ministro: “7 maggio giornataccia per Valditara… prima ha attaccato lo sciopero: oltre 50 piazze, protagonismo di tecnici e professionali che voleva “arruolare” ai piani del governo, studenti e lavoratori uniti devono aver irritato non poco il Ministero. Pensava di fare come voleva senza nessuno a opporsi. Voleva ignorare la protesta, ma poi è cresciuta e infine l’attacco scomposto. Spiace! Il tempo di Validata & Co. è veramente finito, la lotta continua!”

Gli studenti rilanciano, mentre per il Governo la situazione non sembra idilliaca: dopo la batosta al referendum del 22-23 marzo, l’esecutivo pare congelato e travolto da lotte intestine, dimissioni continue e una crescente sfiducia che cresce nel paese. Chissà che il loro tempo sia davvero finito…

Pubblicato il: 12/05/2026 da Alessio Ramaccioni