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Cinema e TV con l’elmetto: la NATO mette le mani sugli schermi per una guerra culturale

Cinema e TV con l’elmetto: la NATO mette le mani sugli schermi per una guerra culturale

La NATO porta avanti le sue offensive anche nel mondo culturale. Il piccolo e il grande schermo sono chiamati a costruire una narrazione che legittimi l’aumento delle spese militari e le politiche guerrafondaie.

di Giacomo Simoncelli

Che il cinema, soprattutto quello stelle-e-strisce ai tempi della Guerra Fredda, sia stato un potente strumento di propaganda politica, è noto ai più (o almeno a chi non vuole chiudere gli occhi). Eppure, un’inchiesta del Guardian sta facendo scandalo: la NATO ha convocato il grande e piccolo schermo per dare una spinta alla sua trasformazione in un avamposto della narrazione atlantista.

L’Alleanza avrebbe già organizzato una serie di meeting riservati tra Los Angeles, Bruxelles e Parigi, con un prossimo appuntamento fissato per giugno a Londra. Non sono semplici aperitivi, ma si tratta invece di una strategia mirata per influenzare l’immaginario collettivo in un’epoca di crescenti tensioni geopolitiche.

L’incontro di Londra

Il prossimo incontro nella capitale britannica vedrà come protagonisti i membri della Writers’ Guild of Great Britain (WGGB). L’evento si svolgerà sotto la Chatham House Rule: i partecipanti possono usare le informazioni ricevute, ma l’identità di chi parla deve restare un segreto.

A guidare le danze ci sarà, tra gli altri, James Appathurai, ex portavoce NATO e oggi figura chiave per l’innovazione e le minacce ibride. Il tema sul tavolo? “L’evoluzione della situazione della sicurezza in Europa e oltre”. Un briefing militare, ma destinato a chi deve inventare storie per il pubblico globale.

Tre progetti già in cantiere

Non parliamo di intenzioni future, ma di risultati concreti. Un’e-mail interna della WGGB, visionata dal quotidiano britannico, rivela che questi incontri hanno già dato vita a tre progetti distinti, nati proprio dalle suggestioni ricevute dai funzionari della NATO.

Il pericolo è che questa propaganda guerrafondaia entri nelle nostre case senza nemmeno accorgersene. Infatti, gli organizzatori dell’evento di Londra fanno capire che non servono rappresentazioni smaccatamente belliciste, ma l’importante è che il messaggio sia in linea con le necessità dell’Alleanza, e di sostenere i legami al suo interno.

“Oltraggioso”: la rivolta dei creativi

Non tutti nel mondo dell’arte hanno accolto l’invito con entusiasmo. Alan O’Gorman, sceneggiatore pluripremiato per il film Christy, non ha usato giri di parole definendo l’iniziativa “scandalosa” e pura propaganda. “Molte persone, me compreso, hanno amici o familiari che vengono da paesi che non sono nella NATO [la stessa Irlanda dello sceneggiatore, ndr] e che hanno sofferto a causa di guerre che la NATO ha combattuto e alimentato”.

Il collega pakistano Faisal A. Qureshi, inoltre, sottolinea il fascino che può derivare dal partecipare a questi eventi: “il rischio per qualsiasi creativo che si avventuri in questo mondo anonimo di briefing di intelligence o militari è quello di lasciarsi sedurre e pensare di possedere ora una conoscenza segreta”. Ma l’unico esito è quello di diventare un megafono involontario per l’aumento delle spese militari e per un avventurismo bellico che ha già mostrato i suoi effetti in Iran.

Una “guerra culturale” per il budget militare

Il tempismo non è casuale. All’inizio del 2026, il think tank Centre for European Reform ha pubblicato un rapporto che esorta i governi a coinvolgere figure culturali di spicco per costruire il consenso pubblico verso l’aumento delle spese per la difesa.

È evidente che i leader europei e l’Alleanza Atlantica si trovano in difficoltà nella loro narrazione di essere un “giardino” sotto attacco, che richiede distruggere gli ultimi residui dello stato sociale a favore delle armi. Un recente sondaggio della SWG ha riportato risultati non incoraggianti intorno all’opinione italiana sulla NATO, ad esempio.

La cultura emerge come un terreno di battaglia politica fondamentale, per far distinguere un’opera d’ingegno da un briefing del quartier generale di Bruxelles prestato alla settima arte.

Pubblicato il: 11/05/2026 da Giacomo Simoncelli