L’eredità dell’eugenetica: dalla mostra inaugurata alla Sapienza all’attualità politica
“Non siamo soli. L’eredità dell’eugenetica” è la mostra creata da Marius Turda, dell’Università di Oxford Brookes, appena arrivata alla Sapienza di Roma. I temi che porta non sono quelli di pratiche e idee distanti, ma di una tensione ancora presente, e contro cui mostre come questa vogliono mettere in guardia.
di Giacomo Simoncelli
C’è un filo invisibile, ma incredibilmente tenace, che lega gli orrori del passato alle inquietudini del nostro presente. È questo il monito che emerge con forza dalla mostra internazionale “We Are Not Alone. Legacies of Eugenics”, inaugurata lunedì 5 ottobre 2026 presso il Museo di Storia della Medicina dalla Sapienza Università di Roma, col supporto del Dipartimento di Medicina Molecolare.
Si tratta di una mostra itinerante, curata dal professor Marius Turda, docente presso la Oxford Brookes University. Inaugurata nel 2021 presso la Wiener Holocaust Library di Londra, ha poi fatto tappa in vari paesi, tra cui Romania, Polonia, Svezia e Stati Uniti. Il suo approdo in Italia, dove rimarrà fino a Natale, è stato reso possibile grazie all’attività di Terza Missione e l’Accordo Quadro di cui il Dipartimento di Medicina Molecolare è proponente.
L’obiettivo del Dipartimento è quello di lavorare sulla memoria e sulla divulgazione di contenuti riguardanti la storia del razzismo e dell’eugenetica, intesi come politiche governative. Un’esposizione dunque assolutamente necessaria e attuale, che ci ricorda come l’illusione e la presunzione di poter fare classifiche e tracciare solchi insuperabili tra le comunità umane abbia giustificato alcune delle pagine più buie del Novecento.
Eppure, come suggerisce la volontà stessa dietro l’allestimento italiano di questa mostra, l’eugenetica non è un mero reperto chiuso in una teca museale. È un fantasma che si aggira ancora oggi, sotto mentite spoglie, nei dibattiti politici, sociali e scientifici contemporanei. Se un tempo l’eugenetica di Stato si esprimeva attraverso leggi razziali, misurazioni craniche e sterilizzazioni forzate, oggi le derive discriminatorie assumono maschere politicamente più digeribili.
Nella lezione inaugurale della mostra, dal titolo “Prolegomena to A New Scholarship on the History of Eugenics”, il professor Turda ci ha tenuto a sottolineare che oggi assistiamo al ritorno di retoriche razzializzanti, nascoste sotto termini spesso ambigui, che possono assumere significati diversi a seconda della persona che ascolta. Un modo per difendersi da ogni accusa, mentre vengono rafforzate ipotesi politiche reazionarie che mirano a inquinare una sana dialettica democratica.
C’è poi un altro nodo su cui porre l’accento, una sfida bioetica per la società del futuro, che bisogna cominciare a trattare già da oggi. Il rischio di una nuova eugenetica, questa volta non imposta da dittature sanguinarie ma trainata dal libero mercato, in cui trattamenti sanitari fondamentali diventano un prodotto per pochi, è un pericolo da scongiurare al pari delle derive politiche.
Insomma, il mito della “purezza della stirpe” non è mai morto, si è solo rivestito di nuove argomentazioni, a volte promettendo nuove “magnifiche sorti e progressive”… ma solo per qualche privilegiato. La mostra alla Sapienza diventa così una lente d’ingrandimento vitale per smascherare queste narrazioni tossiche, ricordandoci che la divisione degli esseri umani tra “desiderabili” e “indesiderabili” è il preludio della barbarie sociale.
L’eredità che ci lascia la storia dell’eugenetica è la prova inconfutabile che i progressi scientifici, se privati di una solida coscienza critica e umanistica, possono trasformarsi in uno strumento di oppressione. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia: non siamo soli, ma dobbiamo restare vigili. Iniziative come questa mostra rappresentano strumenti importanti per assolvere a questo dovere civico.
Di seguito altre immagini della mostra:


