Traccia corrente

SELEZIONI MUSICALI

RCA - Radio città aperta

SELEZIONI MUSICALI
Ascoltaci dal pcVLC_Icon

La UE armata: spesa record a 418 miliardi nel 2025, verso quota 547 miliardi entro il 2029

La UE armata: spesa record a 418 miliardi nel 2025, verso quota 547 miliardi entro il 2029

I dati dell’Agenzia europea per la difesa fotografano un’accelerazione senza precedenti negli ultimi trent’anni. Droni, cantieristica navale e filiere industriali al centro del rapporto riservato in arrivo al vertice dei leader.

di Giacomo Simoncelli

L’Unione europea accelera come mai prima d’ora sul terreno delle spese militari. Nel corso del 2025, la spesa militare complessiva dei Ventisette ha raggiunto la quota record di 418 miliardi di euro, facendo registrare una crescita per l’undicesimo anno consecutivo – ovvero da ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina – e attestandosi al 2,2% del PIL dell’Unione (in sensibile rialzo rispetto all’1,9% registrato nel 2024).

Ma la corsa è destinata a proseguire: per il 2026 le stime indicano già un ulteriore balzo a 454 miliardi (il 2,4% del PIL, con un incremento del 75,3% rispetto al 2021), mentre le proiezioni a medio termine tracciano una traiettoria che potrebbe toccare i 547 miliardi di euro entro il 2029.

Le dimensioni di questo sforzo finanziario sono delineate nel primo rapporto annuale sulla prontezza della difesa, redatto dall’Agenzia europea per la difesa (EDA) con il contributo della Commissione europea e del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). Il documento, previsto nell’ambito della “Defence Readiness Roadmap 2030”, è stato illustrato al Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) ed è classificato come riservato.

Il testo non è destinato alla divulgazione pubblica: sarà infatti uno dei nodi centrali del confronto strategico tra i capi di Stato e di governo al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, chiamati a valutare lo stato di avanzamento delle capacità belliche comunitarie e a calibrare i prossimi interventi operativi.

L’indagine dell’EDA analizza quattro direttrici chiave e interconnesse: l’entità della spesa, l’avanzamento delle capacità militari, lo stato dell’industria bellica e il consolidamento dei partenariati. La spinta finanziaria non si limita al mantenimento degli apparati esistenti, ma si concentra prevalentemente sul rinnovamento tecnologico e sull’acquisizione di nuove dotazioni.

Nel 2025 gli investimenti diretti nel settore della difesa sono cresciuti del 23% su base annua, toccando i 134 miliardi di euro, con previsioni che indicano per il 2026 un traguardo di quasi 163 miliardi (+158,7% rispetto al 2021). Per il settimo anno consecutivo gli Stati membri hanno superato il parametro concordato di destinare almeno il 20% del proprio budget militare agli investimenti, arrivando a una quota record del 32% nel 2025, destinata a salire al 36% nel 2026.

Sul fronte operativo, il rapporto dell’EDA segnala progressi tangibili in nove settori prioritari. I risultati più significativi riguardano lo sviluppo dei droni, i sistemi di contromisure antidrone e il comparto navale e marittimo. Restano tuttavia forti criticità nelle altre aree strategiche, dove la frammentazione e i ritardi accumulati impongono un cambio di marcia.

Aumentare gli stanziamenti non basta: la vera sfida, secondo la classe dirigente europea, è la capacità produttiva dell’apparato industriale. Bruxelles insiste sulla necessità di superare la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, rafforzare la sicurezza delle forniture e favorire innovazione e interoperabilità tra le forze armate degli Stati membri.

Il tessuto produttivo continentale ha già mostrato una netta espansione: nel 2024 il fatturato dell’industria europea della difesa ha toccato i 183,4 miliardi di euro (+13,8% rispetto al 2023 e +48,1% rispetto al 2021), trainato dal comparto aeronautico (74,9 miliardi), da quello terrestre (65,3 miliardi) e da quello navale (43,2 miliardi).

Il settore impiega oltre 633.000 addetti e conta sulla presenza capillare di più di 2.500 piccole e medie imprese integrate nella catena del valore. Di certo non abbastanza per far fronte alla crisi industriale del Vecchio Continente, nonostante quel che viene propagandato, ma è anche l’unico settore che ha prospettive di crescita, per scelta strategica di Bruxelles.

A supporto di questo percorso, l’Unione ha attivato una rete di strumenti finanziari dedicati: il meccanismo di prestito SAFE, che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro di prestiti agevolati; la clausola di salvaguardia nazionale per allentare temporaneamente i vincoli di bilancio legati alle spese militari; il paradossale Strumento europeo per la pace, finalizzato alla guerra, con un tetto di 17 miliardi di euro per la prevenzione delle crisi e il sostegno ai partner internazionali; linee di bilancio diretto dell’UE, per oltre 10 miliardi di euro.

La rotta tracciata verso il 2030 indica chiaramente che per l’UE la costruzione di una postura bellicista comune non è più un’ipotesi di lavoro, ma una priorità politica ed economica strutturale. È l’unica via che la classe dirigente ha trovato per fornire alle multinazionali su base continentale uno strumento per assumere maggior peso nella competizione globale. A discapito dell’ambiente, dei lavoratori, dei popoli.

Pubblicato il: 30/09/2026 da Giacomo Simoncelli