Traccia corrente

ROCKTROTTER (REPLICA) con ELEONORA TAGLIAFICO

RCA - Radio città aperta

ROCKTROTTER (REPLICA) con ELEONORA TAGLIAFICO
Ascoltaci dal pcVLC_Icon

Dalle auto all’Iron Dome. Lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück agli israeliani per lanciare il riarmo europeo

Dalle auto all’Iron Dome. Lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück agli israeliani per lanciare il riarmo europeo

Svolta storica per l’industria tedesca: il colosso automobilistico Volkswagen ha raggiunto un accordo per cedere il proprio stabilimento di Osnabrück a un consorzio formato dalla società d’investimento israeliana Aurelius Capital e dal Land tedesco della Bassa Sassonia, aprendo la strada alla riconversione del polo produttivo verso il settore della difesa.

di Giacomo Simoncelli

Volkswagen cerca una soluzione alla sua crisi, mentre la classe dirigente tedesca cerca anche un volano per il riarmo, che diventi anche uno strumento di legittimazione dell’allineamento strategico con lo stato genocida di Israele. In base all’intesa siglata, la compagnia israeliana Aurelius Capital assumerà la quota di maggioranza della società operativa del sito di Osnabrück, mentre la Bassa Sassonia – secondo maggiore azionista dell’intero gruppo Volkswagen – manterrà una partecipazione di minoranza.

Il primo “progetto àncora” per il rilancio industriale dell’impianto sarà una partnership strategica con la società statale israeliana Rafael Advanced Defense Systems. Il piano prevede la riconversione delle linee produttive per realizzare sistemi e componenti destinati alla difesa aerea di Germania ed Europa. Nello specifico, la fabbrica si concentrerà sulla produzione di parti strutturali e motori per sistemi missilistici, inclusi i dispositivi di intercettazione Iron Dome, mentre le componenti esplosive saranno assemblate in strutture separate.

La produzione di autovetture a Osnabrück, la cui cessazione era già stata programmata nel 2024 per l’estate del 2027, verrà quindi progressivamente dismessa per lasciare spazio alle commesse militari. L’accordo viene spacciato come una boccata d’ossigeno per la manodopera locale. Ma dei circa 1.800 dipendenti, solo 1.200 verranno effettivamente salvati a lungo termine.

La trattativa per l’ingresso di Rafael nel sito tedesco era stata avviata nella primavera scorsa, ma aveva incontrato un ostacolo geopolitico e societario di rilievo. Ad aprile era stato definito un primo accordo di vendita diretta, successivamente bloccato dalla Qatar Investment Authority (QIA), che detiene il 10% del capitale sociale di Volkswagen e il 17% dei diritti di voto.

Per superare l’opposizione di Doha, le istituzioni locali guidate dal ministro presidente della Bassa Sassonia, Olaf Lies, sono intervenute attivamente nei negoziati. La soluzione è stata trovata nell’ingresso diretto della Bassa Sassonia a fianco del fondo Aurelius, consentendo di portare a termine l’operazione.

La decisione di riconvertire lo stabilimento di Osnabrück si colloca nel quadro della più profonda ristrutturazione industriale mai affrontata da Volkswagen. Il settore automobilistico europeo è duramente colpito dal calo dei consumi, dall’aumento dei costi energetici seguito al conflitto tra Russia e Ucraina e dalla crescente concorrenza dei produttori cinesi di veicoli elettrici.

Volkswagen ha recentemente approvato tagli di decine di migliaia di dipendenti, portando a circa 100 mila le uscite stimate nel medio termine, mentre il futuro degli stabilimenti sul territorio tedesco resta incerto. In questo contesto, l’ampliamento del complesso militare-industriale viene presentato come la soluzione migliore, così da legare il futuro di migliaia di famiglie allo sviluppo delle velleità guerrafondaie della UE.

Si tratta più che altro di propaganda sul portafoglio delle classi popolari, mentre il riarmo viene promosso sperando che il Vecchio Continente possa usare la minaccia delle armi come strumento per assumere un ruolo più significativo nella “guerra mondiale a pezzi”. Un gioco molto pericoloso, che nello scorso secolo, per ben due volte, è finito con una guerra mondiale… tutta intera.

Pubblicato il: 10/09/2026 da Giacomo Simoncelli