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Fiammata dell’inflazione, il caro energia e carburanti strozza i lavoratori

Fiammata dell’inflazione, il caro energia e carburanti strozza i lavoratori

I dati preliminari dell’Istat evidenziano una netta accelerazione dei prezzi al consumo spinta dai beni energetici. Tiene il carrello della spesa (+1%), ma scatta l’allarme delle associazioni dei consumatori: per le famiglie stimato un rincaro annuo di oltre 1.000 euro.

di Giacomo Simoncelli

L’inflazione in Italia torna ad accelerare bruscamente nel mese di agosto 2026. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un incremento dello 0,5% su base mensile e del 3,3% su base annua, in sensibile aumento rispetto al +2,9% rilevato a luglio. Per ritrovare un dato tendenziale superiore a questo livello occorre risalire al settembre del 2023, quando l’indice aveva toccato quota 5,3%.

Persino l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), che conta la stagionalità e, dunque, i saldi estivi esclusi dal NIC, segna una variazione congiunturale del +0,1% e porta la crescita tendenziale al 3,2% (rispetto al +2,9% del mese precedente). Con questi valori, l’inflazione acquisita per il 2026 sale al 2,9% per l’indice generale e all’1,9% per la componente di fondo.

Il principale motore di questa nuova ondata di rincari è rappresentato dal comparto energetico. L’Istat sottolinea che la risalita dell’indice generale è stata sostenuta soprattutto dall’andamento dei prezzi dei beni energetici nel loro complesso, passati da una crescita dell’11,6% a un +17,0% tendenziale, condizionati dal perdurare delle tensioni internazionali sui mercati delle materie prime. La pressione sui beni energetici si riflette sul totale del comparto dei beni in generale, il cui ritmo di crescita annuale accelera dal +3,2% al +4,1%, allargando ulteriormente il differenziale con il settore dei servizi (che frena invece dal +2,7% al +2,4%).

A fare da cuscinetto ed evitare un’impennata ancora più marcata è la moderazione del settore alimentare e di alcune tipologie di servizi: il cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari, per la cura della casa e della persona) si conferma stabile a +1,0% su base annua, con i prezzi dei prodotti alimentari che mostrano una dinamica contenuta (+1,1%). Non bisogna però dimenticare che questo aumento dei prezzi colpisce soprattutto i redditi da lavoro, spesi in larga parte per la spesa – così come per gli affitti e altre necessità di base.

I servizi registrano un rallentamento nei comparti ricreativi, culturali e di cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e nei servizi legati ai trasporti (da +1,6% a +0,9% tendenziale). L’inflazione di fondo (la core inflation, depurata dai beni energetici e dagli alimentari freschi) mostra una lieve discesa, attestandosi al +1,5% (da +1,6% di luglio).

Tuttavia, segnali di pressione emergono chiaramente sui prodotti ad alta frequenza d’acquisto (che includono carburanti e spese ordinarie ricorrenti), il cui tasso tendenziale balza dal +3,4% al +4,3%, evidenziando un impatto immediato sui bilanci quotidiani. Con la riapertura del conflitto da parte statunitense in Iran e con la prossima scadenza del taglio governativo sulle accise del gasolio, la fine dell’estate si presenta come un salasso sostanzioso.

I nuovi dati hanno immediatamente innescato la preoccupazione delle associazioni dei consumatori, soprattutto in vista della ripresa autunnale. Secondo i calcoli dell’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, un tasso di inflazione al 3,3% si traduce in un aggravio di spesa stimato in +1.089 euro annui per ciascun nucleo familiare. L’associazione evidenzia come questi incrementi vadano a pesare su salari e pensioni che faticano a recuperare potere d’acquisto, acuendo le criticità del periodo.

Pubblicato il: 03/09/2026 da Giacomo Simoncelli