Traccia corrente

ARTISTA A LA VISTA (REPLICA) con NARRADOR CALLEJERO

RCA - Radio città aperta

ARTISTA A LA VISTA (REPLICA) con NARRADOR CALLEJERO
Ascoltaci dal pcVLC_Icon

Quel pasticciaccio brutto del calcio italiano

Quel pasticciaccio brutto del calcio italiano

Svezia, Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina: sono loro, in qualche modo, le nazionali di calcio che hanno certificato lavcatastrofe, la grande depressione del sistema calcio italiano, eliminando gli Azzurri alle qualificazioni ai Mondiali per ben tre volte. Il malfunzionamento del sistema calcistico nazionale, cominciando dalla FIGC sino ad arrivare alla Lega di Serie A, non permette la valorizzazione dei giovani e abbatte il valore del suo stesso prodotto. Il calcio, oggi più che mai, pare lo specchio di una nazione in crisi totale.

di Fabrizio Bianchi

La nazionale di calcio italiana ha schierato, negli anni, grandi campioni, risultando tra le più vincenti in assoluto. Da qualche anno a questa parte, la storia non è più quella a cui i tifosi si erano abituati. Tre edizioni dei campionati mondiali senza
l’Italia: è una realtà sportivamente tragica, che ha bisogno di una sorta di rivoluzione per trovare soluzioni ad un problema che va oltre lo sport. L’Italia è una nobile decaduta, all’ultimo posto per l’investimento inerente alla crescita di giovani calciatori.

Dopo l’ennesima umiliante sconfitta subita, ai calci di rigore, contro la Bosnia, ai play off per il mondiale, Gabriele Gravina, ex Presidente della FIGC, ha lasciato una documentazione (reperibile sul sito ufficiale della Federazione) nella quale,  a mo’ di dossier, descrive il lavoro svolto sotto la sua direzione. Al netto delle sue dovute dimissioni, Gravina sembra giustificarsi parlando dello stato di salute del calcio: “L’impossibilità di intervenire ha preso il sopravvento sull’incapacità di individuare possibili soluzioni”, scrive. Leggendo queste parole si resta un pò a bocca aperta, perchè il riferimento è non solo ad una carenza strutturale, ma propriamente organizzativa. I problemi erano evidenti sin da quando Ventura perse contro la Svezia: alla guida della FIGC c’era Carlo Tavecchio.

Ma entriamo nel merito: quante squadre di Serie A hanno settori giovanili improntati sulla valorizzazioni dei calciatori italiani? Grandi squadre come la Roma, la Fiorentina, l’Inter, il Milan, l’Atalanta e la Juventus, fino a qualche anno fa, investivano nei settori primavera dando spazio, tempo ed opportunità – con le dovute precauzioni – ai giocatori di crescere, di capire la differenza tra Serie A ed il calcio giovanile. Scelta che poi si è tramutata, in molti casi, in introiti da calciomercato. Sarebbe tra l’altro un discorso non propriamente da sottovalutare o lasciare al caso, basti pensare soprattutto all’Atalanta: crescere i giovani talenti poi
venderli. Ma oggi è tutto il contrario rispetto a vent’anni fa: nei settori primavera delle grandi società, molti cartellini sono di giocatori non italiani. Ci sono giovani italiani che emergono, sfondano e magari acquistano rilevanza anche per i campionati esteri, più competitivi rispetto a quello italiano? Si, anche se non tantissimo: l’esempio ultimo è Palestra, adesso giocatore del Chelsea. Si potrebbe parlare anche di Tonali, nato e cresciuto nel Milan, con cui ha giocato, per poi essere ceduto al Newcastle e, nel mercato estivo, per più di cento milioni, acquistato dal Tottenham.

Il problema non sono i giocatori, è il sistema che fa acqua da tutte le parti. Il campionato italiano di Serie A ha raggiunto quota 64% di giocatori non italiani ed è, di fatto, il campionato con più calciatori internazionali in Europa.  La Spagna, fresca vincitrice dei mondiali, aveva una rosa con due giocatori inferiori ai vent’anni: Cubarsí e Yamal, entrambi ‘canterani’ del Barcellona. Nel calcio italiano la squadra più giovane è il Parma, costruito proprio su un progetto riguardante la valorizzazione dei giovani, ma è un caso raro, quasi incidentale. Perché l’Italia, per ricostruire daccapo il proprio settore giovanile non prova a prendere spunto proprio dalla Spagna?

Nel 2010 Roberto Baggio, quando divenne presidente del Settore Tecnico della Federazione, aveva scritto un dossier di novecento pagina di analisi, presentando strumenti su come riformulare ogni relativo alla formazione tecnica individuale. Il suo principio di riformulazione cominciava dalle scuole calcio dei bambini e dei ragazzi, con l’obiettivo di far crescere buoni calciatori guidati da
allenatori altrettanto formati rispetto ad una diversa visione del calcio. Un altro punto cardine era l’organizzazione di una rete di scouting nazionale, suddividendo il paese in cento distretti federali per favorire l’osservazione di giovani promesse. Insomma, già veniva proposta un’organizzazione di strutture all’avanguardia, dedite a monitorare le statistiche relative al fattore crescita. Risultato? Nessuno lesse questo dossier, e nel 2013 Baggio rassegnò le proprie dimissioni.

La mancata qualificazione ai mondiali ha, tra l’altro, avuto un risvolto negativo al livello economico. Il danno è stato stimato in 30 milioni di euro, che non sono pochi, per un sistema in crisi anche economica. Il 22 giugno, al primo scrutinio, è stato eletto il nuovo presidente Giovanni Malagò col 68,58% di voti favorevoli. Appena eletto, Malagò ha nominato un Direttore Tecnico, Paolo Maldini, accompagnato dalla figura di un advisor, l’ex calciatore, allenatore e dirigente Leonardo. Una scelta che avrebbe dovuto parare di futuro, di scelte drastiche, di riforme.Ed il CT? Prima il sogno Guardiola, poi il tentativo con Ancelotti, poi la proposta di Andrea Pirlo. Le ostilità contro quello che sarebbe potuto diventare il nuovo CT sono scattate subito:  allo scetticismo del tifoso, relativo al curriculum di un allenatore non certo di prima fascia, si è unita una surreale questione politica. Pirlo è risultato essere Global Brand Ambassador di Fonbet, principale bookmaker di scommesse russo, fondato nel 1994 e guidato dall’oligarca Sergey Lomakin; si legge anche che tale società è legata alla multinazionale Gazprom. Tanto è bastato per impacchettare “il futuro” ed infilarlo, di nuovo, in un cassetto. Malagò ha scelto come CT Roberto Mancini – di nuovo – affiancandolo poco dopo con un totem del calcio italiano, Claudio Ranieri.

Maldini e Leonardo hanno rassegnato, ovviamente ed immediatamente, le proprie dimissioni come dirigenti della nazionale.  Nel frattempo la polemica politica ha proseguito ad infiammarsi, concentrandosi sulla presunta “russofilia” di Andrea Pirlo, che di questi tempi in Italia è considerata peccato mortale. Meno interessante, per la valutazione etica da parte delle istituzioni politiche e sportive italiane, il fatto che Fonbet fosse un’agenzia di scommesse. L’ADM (Agenzia delle dogane) sta oscurando tutti i siti riguardanti Fonbet, e via. Ma il problema delle scommesse è un punto cruciale, politico e sportivo. Prima di ogni partita di calcio, se ci si fa caso, vengono lette le quote dei vari Bookmaker e, addirittura, ci sono pubblicità che inducono a giocare “responsabilmente”, pur sapendo che la ludopatia è un problema sociale gravissimo (1,5 milioni di persone affette da questo disturbo).  Lo Stato italiano sembra sempre venir meno a questo tipo di riflessione, preferendo  incassare un totale di 11,4 miliardi di entrate erariali.

Sul sito dell’AGIMEG viene esplicitamente scritto: “L’art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87 stabilisce espressamente che ‘È vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite in denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa
quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e i canali informatici, digitali e telematici, compresi i social media’. Codesta Autorità, con la Delibera n. 132/19/CONS, ha adottato le Linee guida attuative del Decreto Dignità, chiarendo che il divieto comprende ogni forma di comunicazione promozionale, diretta o indiretta, svolta da personaggi famosi, influencer, atleti e
testimonial”.

Insomma, il consueto pastrocchio all’italiana, con una enorme iniezione di ipocrisia e, secondo alcuni, di “amichettismo”: in questi giorni la battuta che più circola tra gli addetti ai lavori è che la gestione della nazionale sia stata decisa presso il prestigioso circolo romano Aniene, frequentato sia da Malagò che da Mancini. Per concludere, l’attacco del ministro Abodi nei confronti di Malagò, con scambio di accuse su chi faccia più figuracce tra la politica e le istituzioni sportive.

Un passaggio, per finire con una nota più o meno positiva, lo merita senza dubbio Silvio Baldini, allenatore della nazionale Under 21 che, nelle due partite da CT azzurro “ad interim”, ha schierato giocatori giovani e si è esposto in modo netto contro le scelte dei club di non puntare su di loro. Poteva essere lui, il nuovo CT della nazionale? Sarebbe stato bello, ma si parla  di un rifiuto della Lega nei confronti di Baldini, dopo che ha dichiarato “il calcio italiano è in mano a dei dirigenti che pensano sempre agli interessi loro, non pensano alla crescita di quello che può essere il gioco del calcio, come a puntare sui giovani”.

Taggato come
Pubblicato il: 28/07/2026 da Alessio Ramaccioni