Traccia corrente

SELEZIONI MUSICALI

RCA - Radio città aperta

SELEZIONI MUSICALI
Ascoltaci dal pcVLC_Icon

Cisgiordania in fiamme: ondata di violenze dei coloni e dell’esercito israeliano

Cisgiordania in fiamme: ondata di violenze dei coloni e dell’esercito israeliano

Una spirale irrefrenabile di violenza sta attraversando la Cisgiordania occupata, spingendo il territorio palestinese verso uno dei momenti di massima tensione dell’anno. Nello scorso fine settimana, una sequenza di incursioni, scontri armati, spedizioni punitive e operazioni militari su vasta scala ha trasformato la regione a nord di Gerusalemme in un teatro dai tratti bellici, con al centro i governatorati di Nablus e Jenin.

di Giacomo Simoncelli

La Cisgiordania sta vivendo una nuova fiammata di violenza, che ha avuto origine nel pomeriggio di venerdì 24 luglio nel villaggio di Tal, a pochi chilometri da Nablus. Secondo le ricostruzioni, un gruppo di coloni israeliani ha effettuato un’incursione all’interno del centro abitato palestinese, nella “Zona A” degli Accordi di Oslo e, teoricamente, sotto il pieno controllo civile e di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). L’incursione ha scatenato la reazione dei residenti locali. Negli scontri che ne sono seguiti, un uomo palestinese è riuscito a strappare il fucile d’assalto a uno dei coloni.

Le dinamiche esatte dell’accaduto rimangono controverse: l’esercito israeliano sostiene che il palestinese abbia aperto il fuoco con l’arma sottratta, ma l’analisi dei filmati disponibili non consente di confermare chi abbia effettivamente cominciato a sparare. Alla fine del conflitto armato, un colono è stato ucciso, mentre un soldato dell’IDF ha riportato ferite che lo hanno portato al decesso dopo poche ore. Gli altri militari israeliani intervenuti sul posto, si vede da un video, hanno proceduto a una vera e propria esecuzione di quattro palestinesi.

La notte della vendetta: 30 attacchi e moschee arse

La risposta dei gruppi di coloni non si è fatta attendere. Nel corso del fine settimana, una drammatica ondata di rappresaglie si è abbattuta su oltre dieci villaggi e comunità palestinesi. Secondo i dati riportati dalla radio ufficiale dell’esercito israeliano (Israeli Army Radio), tra sabato e domenica si sono registrati almeno 30 distinti episodi di violenza diretta contro i palestinesi.

A Qusra, Urif, Sarta, Immatin, Far’ata, Umriha e nella regione meridionale di Masafer Yatta, squadre di coloni a volto coperto hanno appiccato il fuoco ad abitazioni, automobili e terreni agricoli. A Qusra e in un altro centro vicino, due moschee sono state date alle fiamme e profanate con scritte minatorie. Secondo quanto rivelato dal quotidiano Haaretz, autorevoli esponenti del movimento dei coloni avrebbero apertamente ignorato gli appelli diretti dei vertici militari israeliani volti a frenare gli assalti ed evitare un’ulteriore escalation.

Maxi-operazione dell’IDF e assedio alle città

Parallelamente all’ondata di violenze condotte dai coloni, nella mattinata di sabato l’esercito israeliano ha lanciato una vasta operazione di sicurezza lungo l’intera Cisgiordania centro-settentrionale. Le truppe hanno circondato e posto sotto stretta morsa di checkpoint i centri urbani di Ramallah e Nablus, limitando fortemente i movimenti della popolazione.

I militari hanno fatto irruzione in oltre dieci villaggi, conducendo perquisizioni casa per casa, interrogatori sommari e fermi di massa. Nel solo paese di Tal, il sindaco Walid Zidan ha riferito che circa 70 abitanti sono stati trattenuti per ore. Complessivamente, le fonti di sicurezza parlano di oltre 80 palestinesi fermati e arrestati. La presidenza dell’ANP ha inoltre denunciato un grave blitz militare all’interno dell’ospedale di Nablus, dove il personale medico sarebbe stato minacciato e due persone sono state prelevate dai soldati.

Non un caso fortuito, ma una strategia di mobilitazione del movimento coloniale

Il caso di Tal e quel che ne è derivato non è un caso fortuito, la perdita di controllo su una situazione già segnata da ben note tensioni. È parte di un’escalation della pulizia etnica ordinata a tavolino. Gli attacchi alle comunità palestinesi in Cisgiordania nel 2026 sono aumentati del 63%, rispetto allo stesso periodo del 2025. Dall’ottobre 2023 sono stati uccisi 250 bambini, e qui non vale la “scusante” degli “scudi umani” usati da Hamas: i giovani palestinesi sono stati colpiti deliberatamente.

L’impennata di violenze è legata alle prossime elezioni generali. Il movimento dei coloni è stato esortato a mobilitare la società israeliana per garantire la tenuta dell’attuale coalizione anche al voto previsto per il prossimo autunno. Mostrare la propria impunità e la capacità di mettere una definitiva ipoteca sulla nascita di uno stato palestinese significa mostrarsi come capaci di portare a termine la pulizia etnica, palesando come ormai sia su questa linea screlorotica e criminale che si è definitivamente indirizzata al società israeliana.

Se ogni tanto dei coloni o dei soldati vengono uccisi, tanto meglio: sono i “martiri” strumentalizzati di una campagna ancora più aggressiva contro tutto il popolo palestinese.

Pubblicato il: 27/07/2026 da Giacomo Simoncelli