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Miliardi di rincari e problemi per anni. La tempesta energetica si abbatte sulla UE con l’aggressione all’Iran

Miliardi di rincari e problemi per anni. La tempesta energetica si abbatte sulla UE con l’aggressione all’Iran

L’aggressione all’Iran ha già avuto pesanti effetti sull’economia europea: 24 miliardi di costi aggiuntivi sul lato di energia e carburanti. La UE vara “AccelerateEU”, ma le misure sono deboli e contrastate. Cola a picco la transizione e, forse, anche l’industria comunitaria.

di Giacomo Simoncelli

Non è una tempesta passeggera, ma un cambiamento strutturale che svuoterà le tasche degli europei ancora a lungo. Il messaggio arrivato il 22 aprile dai palazzi della Commissione Europea è di quelli che non lasciano spazio all’ottimismo. Dan Jørgensen, Commissario UE per l’Energia, ha presentato insieme alla Vicepresidente Teresa Ribera il nuovo pacchetto “AccelerateEU”, mettendo a nudo una realtà brutale: la crisi scatenata dalle tensioni con l’Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz ha già bruciato 24 miliardi di euro in soli due mesi.

“Peggio del 1973 e del 2022 messi insieme”

Jørgensen non usa giri di parole, e mette in chiaro che anche se arrivasse subito una stabilizzazione del Vicino Oriente, i danni infrastrutturali porteranno necessariamente a una crisi dei carburanti. Secondo il Commissario, l’attuale shock energetico è paragonabile, per gravità, alla crisi petrolifera del 1973 e a quella russa del 2022 unite in un unico, devastante scenario. La previsione è netta: i prezzi non si stabilizzeranno ai livelli prebellici per molto tempo.

Il piano “AccelerateEU”: cosa cambia per i cittadini

Per arginare il colpo, Bruxelles ha varato una strategia basata su raccomandazioni agli Stati membri. Nel piano si parla di favorire buoni energetici (voucher), redditi di sostegno e tariffe sociali per le famiglie più vulnerabili; abbonamenti unici a tariffa flat per bus e treni, incentivi per le cargo bike e il congelamento dei prezzi dei biglietti ferroviari; incentivi fiscali per pompe di calore, pannelli solari e la sostituzione delle cucine a gas con quelle elettriche; proibire temporaneamente l’interruzione della fornitura elettrica per morosità.

Il nodo extraprofitti e lo scontro interno

Nonostante il pressing di alcuni paesi, la Commissione ha gelato le speranze di una tassa europea sugli extraprofitti delle multinazionali dell’energia. “Servirebbe l’unanimità”, ha spiegato Ribera. La palla passa quindi ai singoli stati, che potranno decidere in autonomia se tassare i guadagni eccezionali delle compagnie.

L’esecutivo UE, inoltre, appare diviso sui toni da usare rispetto alla crisi dei carburanti. Se Jørgensen evoca scenari cupi sulla carenza di cherosene per l’aviazione (citando l’allarme dell’AIE di Fatih Birol che vede scorte per sole sei settimane), il Commissario ai Trasporti Tzitzikostas rassicura: “Non c’è bisogno di cambiare il modo in cui la gente vive o lavora”. Proprio per questo, nel testo finale di AccelerateEU è sparito l’obbligo di telelavoro per un giorno a settimana.

La posizione dell’Italia

Il Vicepresidente italiano Raffaele Fitto ha difeso il pacchetto di AccelerateEU, definendolo una combinazione di “misure immediate e interventi strutturali”. Tuttavia, resta evidente la distanza tra Bruxelles e Roma su alcuni temi caldi: mentre l’UE spinge per accelerare il sistema ETS (il mercato delle emissioni), il governo italiano continua a chiederne un allentamento per proteggere l’industria nazionale.

Ma anche se venisse sospeso tale sistema, considerato da molti rappresentanti dell’imprenditoria continentale come una tassa ulteriore, non verrebbe intaccato il problema delle forniture. E allo stesso tempo, promuoverlo ulteriormente non darebbe sollievo ai contraccolpi della crisi che arriveranno su consumatori e industria, che potrebbero finire in un circolo vizioso che farebbe collassare ulteriormente il manifatturiero del Vecchio Continente. La UE non sembra avere idee concrete su come affrontare questa nuova fase storica.

Pubblicato il: 26/04/2026 da Giacomo Simoncelli