Un Sanremo d’Autore, ma “al contrario”. Con Patrizia Cirulli.

Quando mi venne proposto di intervistarla e lessi il comunicato stampa, mi incuriosii molto. Parlare di Sanremo, ma partendo dagli artisti eliminati, provando a ricordare canzoni che non vennero apprezzate, o, peggio, scartate al primo turno di votazione, era un approccio certamente a me congeniale. Inizia così la mia conoscenza di Patrizia Cirulli, cantautrice ed interprete milanese, che è stata nostra ospite all’interno di Perché la Notte, lo spazio notturno che conduco da anni a Radio Città Aperta.

Brillante e simpatica, passiamo quindi un’ora in sua compagnia, saccheggiando a piene mani il suo ultimo lavoro, “Sanremo d’Autore”, uscito lo scorso gennaio.

RCA: “Patrizia, come è nata questa idea, di compiere un viaggio verso Sanremo…”al contrario”?

P.C.: “(ridendo)…l’espressione al contrario mi piace…in effetti è perfetta per descrivere il concetto da cui io e Francesco Paracchini abbiamo deciso di partire per il progetto, un anno fa. Ci sono state infatti, nella storia della manifestazione, diverse canzoni che non ebbero immediatamente fortuna, per poi invece essere apprezzate, alcune anche in modo clamoroso, solo in seguito. Ho voluto rendere loro omaggio, con una mia rilettura, a distanza di decenni. Ci aveva intrigato l’idea degli esclusi illustri”.

E così, fra un aneddoto e l’altro, prende forma la serata. La voce di Patrizia, che una volta Lucio Dalla ebbe a definire “insolita e straordinaria”, ci prende per mano per accompagnarci in un viaggio a ritroso nel tempo, quando la tv era in bianco e nero e c’era solo il “primo canale”. Ci viene incontro Bruno Lauzi, che riscopriamo in un bellissimo duetto di Patrizia con Sergio Cammariere che eseguono “Il tuo amore”, arriviamo anche a ricordare la memoria di Luigi Tenco, ripercorrendo con lei quel maledetto 27 gennaio 1967, la sua disperazione per l’eliminazione con “Ciao, amore, ciao”, che lo portò al tragico gesto.

RCA: “Empaticamente deve essere stato un momento molto particolare quello in cui ti sei cimentata con il brano di Tenco, ci puoi descrivere le emozioni che hai provato nel portare quella canzone nel progetto?”

P.C.: ”E’ stata un’emozione molto forte, che fatico a descrivere a parole. Come potrai facilmente intuire, in un disco che prendeva le mosse dall’idea di base che abbiamo descritto, questa canzone, peraltro bellissima, non poteva mancare. Ricordo che incontrai il Maestro Vince Tempera in studio, senza mai averlo visto prima. Lui mi avrebbe accompagnato al pianoforte. Bastò dargli la tonalità…tutto accadde quasi magicamente, registrammo “in diretta” il pezzo, che così come lo eseguimmo, finì nel disco, un po’ come si faceva una volta. Fu un momento di grande impatto emotivo, lo ricordo come qualcosa di molto forte che andò ben “oltre” la performance stessa”.

Il tempo scorre, fra un Sanremo e l’altro, fra i Tazenda e Nino Buonocore, passando per Amedeo Minghi e la straordinaria performance, a 81 anni suonati, di Nicola Arigliano, con “Colpevole”, nell’edizione del 2005. Si arriva così al termine dell’intervista, con la piacevole sensazione di essere stati in salotto con un’amica conosciuta da sempre.

A testimonianza che le distanze, con la Musica e la passione che ci muovono, non esistono. Ne’ di tempo, ne’ di luogo.

Al prossimo viaggio, Patrizia!

Marco Bosco

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