Recensione: Il Giardino degli Specchi, “Oltremare”, released 9 aprile 2018

Mi avevano detto che somigliavano agli Hammock questi nostrani Giardino degli Specchi, così mi sono messa a confrontarli, per concludere però in breve che preferivo i secondi, e non certo per un campanilismo che proprio non mi appartiene.
Il Giardino degli Specchi, anche se hanno un’origine soprattutto ambient, riferita agli inizi quando suonavano come duo che dipingeva paesaggi sonori molto effettati con chitarre, synth e voci, si sono poi diretti più decisamente verso il post-rock, a partire dal 2016 quando il gruppo si è arricchito di basso e batteria, pur senza perdere del tutto radici e tinte ambient.
Il risultato alle mie orecchie è una musica più esaltante, meno malinconica e più grintosa e dinamica di quello dei “colleghi” statunitensi.
Dopo il primo Ep di tre tracce, pubblicato in digitale su bandcamp e sulle altre piattaforme, hanno proseguito mantenendo una coerenza di suoni nell’ampliare la propria produzione, suonando sempre nuovi brani nei propri live e arrivando oggi a pubblicarne nove in questo “Oltremare”.
Il disco, stavolta non solo in formato digitale ma anche su CD, è stato prodotto e stampato grazie ad una campagna di crowfuning che ha avuto una buona risposta da parte di numerosi sostenitori, merito della capacità dei musicisti di comunicare con il pubblico anche al di fuori del palco e di coinvolgerlo nel credere ai propri progetti.
Avendoli visti due volte dal vivo nel 2017, sia nella dimensione intima e affollatissima dell’Alvarado Street, sia sul palco più ampio del Traffic, avevo potuto apprezzare in anteprima vari pezzi che sarebbero confluiti nell’album.
Non ho avuto quindi grandi sorprese ascoltandolo, ma di certo ho visto confermarsi quella che definirei una placida e matura forza compositiva ed esecutiva di questo gruppo, che segue con convinzione scelte precise puntando tutto sulle potenzialità espressive della musica strumentale.
Calma e grinta, professionalità ma non certo freddezza, studio e cura, compattezza e maturità nel lavoro collettivo, è quello che trasmettono attraverso le loro persone e le loro performance e produzioni, e certo sono cose che colpiscono abbinate alla giovane età.
Ma immergendoci in “Oltremare”, possiamo dire che gli effetti su chitarre e ancor più sulla voce, ci possono far immaginare galleggianti in un sogno sul fondo di acque placide, quasi un liquido amniotico, e sono sicuramente caratterizzanti e onnipresenti, eppure non abusati anzi usati con consapevole misura del risultato voluto.
Deliberatamente la voce è distorta fino a rendere indistinte le parole, di fatto non vi sono veri testi, tutto concorre a creare un gioco di “nebbie e specchi” in cui proiettarsi, senza nulla che dia un’interpretazione preordinata.
Il tutto in modo piacevole ed avvolgente, come a dire “mettiti pure comodo su questa soffice poltrona, stasera si proiettano i tuoi sogni”.
E allo stesso tempo, hanno dichiarato in più occasioni, auspicano tra i possibili sviluppi che la propria musica diventi colonna sonora di produzione visive, combinandosi quindi anche con un immaginario definito e in qualche modo pubblico e pubblicabile, non solo interiore del singolo ascoltatore.
Ancora come un cerchio che mantiene il suo centro ma amplia il suo raggio, dichiarano di voler portare la propria musica in luoghi sempre più vari rispetto alla nostra città, e di aprirsi sempre più alla sperimentazione accogliendo nuove influenze musicali. Attendiamo quindi i futuri live ed evoluzioni e consigliamo senz’altro il loro ascolto.

Tracklist:

Nessundove
Il sogno di Eleanor
Leonardo
I will stare at the cold of your eyes
Quasar
Le scogliere di Moher
Sasha Grey
Toilet to sleep
Oltremare

Alessandra Dotto