RECENSIONE “DONNE CHE CORRONO COI LUPI”

DONNE CHE CORRONO COI LUPI

Continuiamo con la serie di libri dove la protagonista è la donna in tutte le sue sfumature. Questa è la volta di Clarissa Pinkola Estes l’autrice di questo splendido libro nonché analista di matrice junghiana. Attraverso le favole più conosciute come Barbablu, La Piccola Fiammiferaia, Il brutto Anatroccolo, Capelli d’oro ed altri meno conosciuti come Vasilissa o Manawee, ci ricorda chi siamo, la nostra natura selvaggia , sempre in movimento. La natura ci ha dotate di una forza indicibile spesso se non sempre soffocate da sovrastrutture sociali e familiari. E’ un libro da leggere e rileggere da tenere sul comodino come fosse una sorta di bibbia, per non dimenticare chi siamo, da regalare alle proprie figlie come monito a non lasciarsi cogliere impreparate quando i sentimenti o le emozioni come la rabbia prendono il sopravvento……”La collera è uno dei suoi modi innati per riuscire a creare e conservare equilibri che le sono cari….è un suo diritto e in certi momenti e in taluni circostanze è un dovere morale….” . Questa è la sonorità che esce da questo libro. Ed è questa la donna selvaggia che la nostra Clarissa ci invita a ritrovare: colei che trasforma tutto ciò che tocca. Amare per lei è abbracciare ed abbandonare, tutto in modo naturale, osservando talune volte senza agire. Il libro è strutturato, come dicevo, in vari racconti e può essere letto saltando da un capitolo all’altro senza seguirne necessariamente la sequenza, una sorta di negozio dove acquistare un altro punto di vista rispetto al nostro. Buona lettura

ORIETTA