O schiavi o morti? L’alternativa è la reazione collettiva. Intervista a Noi Restiamo.

Michele aveva trent’anni, ed era precario. Non solo dal punto di vista del lavoro, ma complessivamente. Esistenzialmente, così come tantissimi suoi coetanei, e persone più grandi di lui, e persone più giovani di lui. Generazioni masticate e sputate da un sistema, quello in cui siamo costretti a vivere, che sfrutta gli individui in base all’utilità ed al profitto che rappresentano, per poi disfarsene quando diventano inutili.

“Siamo una generazione cuscinetto, una generazione sacrificata alle riforme strutturali, ai vincoli di bilancio, alla flessibilità del lavoro e agli altri marchingegni studiati con perizia scientifica dagli architetti di questa gabbia, dai potenti banchieri centrali fino ai Poletti piccoli piccoli. Una generazione abbandonata nel nome del profitto, perché se possiamo essere licenziati da un giorno all’altro è per salvare le aziende, se dobbiamo lavorare per campare a meno di mille euro al mese è per salvare i profitti delle aziende, se dobbiamo morire sui luoghi di lavoro è per salvare la produzione delle aziende”. scrive Noi Restiamo, commentando la lettera lasciata da Michele, che è una accusa di alto tradimento.

Ne abbiamo parlato con loro questa mattina, nel corso dell’approfondimento delle 12.

Ascoltate l’intervista.