MalClango + Cibo @ 30 Formiche, Roma 31/03/2018

Questo accogliente e intelligente circolo che amo sempre visitare (ampi spazi per sedere e parlare, due sale live, ottima birra, posizionamento delizioso al Pigneto ma discosto dal caos, struttura affascinante a ridosso del mandrione), è già discretamente pieno quando arrivo.
I MalClango si sono già fatti notare ampiamente col loro album del 2017 e con i live e molti si sono presentati insolitamente presto per ascoltarli, rispetto alle abitudini romane.
Tre imponenti scimmioni scivolano da dietro il bar verso il palco, un’apparizione silenziosa e veloce un momento prima che si scateni il rumore.
Due bassi e una batteria che ben esprimono l’essenza del math, realizzando da soli un impatto energico ed emotivo che nulla ha da invidiare agli strumenti melodici, ogni musicista è solista ma sta sempre insieme al gruppo, sono in rapporto in strutture mobilissime e cangianti, si scambiano il primo piano come un caleidoscopio.
Esaltanti, divertenti, ma sotto il divertimento tanta bravura compositiva ed esecutiva.
Il dinamismo fisico è notevole, ma quello musicale non ha nulla da invidiargli.
“Gianburrasca” e poi “Patatrac” ci tuffano subito in una foresta, grossa struttura di alberi robusti e intrichi inestricabili di liane e rovi, sentieri di ritmi labirintici che si interrompono, deviano, mutano.

La giungla (che sia vegetale o urbana) è in realtà alla deriva, si allude (come nei cinegiornali paradossali recitati nell’album) a nubifragi e alluvioni e disastri. Gli scimmioni sono nella tempesta, come sulla bella copertina del disco, e come richiamato dai titoli dei brani (Nimbus, le nubi che portano la pioggia, Persicore, l’odore della terra quando si bagna, Sant’Elmo, protettore dei naviganti…).
Ma chi sono i MalClango? Della loro identità si parla per allusioni, sembrerebbe poter essere un supergruppo composto di membri di altre band conosciute e apprezzate a Roma.Si sarebbero quindi trovati su questo progetto dove parlano poco e suonano molto (e bene).
Consigliatissimi agli amanti del math, del noise, del punk, della musica strumentale in generale, delle serate belle cariche e anche del pogo (non abbiamo pogato ma secondo me eravamo lì lì, se non avessimo rischiato di travolgere anche gli strumenti).

Setlist:

Gianburrasca
Patatrac
Che dio vi fulmini!
Sant’Elmo
Petricore
Nimbus

————————-

Il palco è già pronto per i Cibo, che iniziano da un vecchio brano del 2007, quando la velocità e il cantato erano pressoché totalmente di impatto cupo e violento death-hardcore, per poi passare a una maggiore narratività, con qualche rallentamento, e brani un po’ più lunghi, nell’ultimo “Capolavoro”.
Quello che comunque sembra caratteristico di tutta la loro produzione, da cui stasera pescano a piene mani, è il fatto che nei testi i particolari della quotidianità sono maniacalmente ingigantiti fino a risultare mostruosi, grotteschi, la meccanicità dei gesti, delle abitudini, l’edonismo, la fretta ansiogena, ogni cosa è divorata e divorante.
Il tutto con grande ironia, ballando sulle macerie e godendosi i giochi di luce e colori che ne fanno i frammenti abbandonati e calpestati a terra.

Mi si affacciano ricordi di molte cose ascoltate negli anni 80-90, di cui il ribellismo adolescenziale, anche il mio, si è cibato (forse è una mia idea ma interpreto così il nome del gruppo), da tutto il metal che arrivava e si riusciva ad ascoltare, ad Elio e le storie tese, ai Litfiba: il timbro e la teatralità del cantante nei momenti in cui il ritmo rallenta mi ricorda irresistibilemnte questi, ma il suo racconto è ancora più potenziato da una minore ricerca di immagini “belle” a favore di una crudezza iperrealista, oltre che dall’inabissarsi anche improvviso e rapidissimo da strofa a strofa nel “death”.
I racconti e i personaggi che ci vengono scagliati in faccia sono legati a Torino, ma potrebbero essere di qualsiasi città.
Ottimamente ambientato il tutto dalla parte strumentale, molto espressiva ed efficace, complessa ed ottimamente eseguita, con sincronia implacabile tra i musicisti.

Una specie di “saga”, una “serie” magari poco telegenica per una pay-tv ma di cui mi pare ci si possa continuare ad appassionare, finché è portata avanti in modo così diretto e ricco di spirito.

Setlist:

Porcellane
Supermercato
Discopiede
Asterio
Gadro
Sono stata lasciata
Il nostro gruppo è morto
Croccante grillo
Caccia
Cane antidroga
Legoland
Cane campione
Murazzi lato dx
Violenza
Sire

————————

Alessandra Dotto

*foto di MalClango e di Giacomo Elettrodo