Live Report: Wora Wora Washington @ Roma, Fanfulla 17/03/2018

La notte del Pigneto si anima lentamente, attendendo che il pubblico affluisca al locale si fa in tempo a salutare i pochi puntuali e scambiarci due chiacchiere. Qui all’ingresso e dietro il bancone, tra l’altro, puoi trovare le stesse persone che in un altro momento calcano il palco come validi musicisti, e carpire loro qualche anticipazione su progetti e novità (come Holiday Inn e Metro Crowd ad esempio, dei quali presto avrò da raccontarvi).
I Wora Wora Washington invece, che suonano stasera, vengono da Venezia, la presentazione dell’evento e qualche ascolto in rete mi avevano nei giorni precedenti più che incuriosita.
L’ultimo album “Mirror” risale ormai alla fine del 2016, con una virata rispetto al precedente, il pienamente psichedelico “Radical Bending” in direzione più decisamente Wave e Kraut. Qualche avvisaglia si era forse già mostrata allora in brani maggiormente netti e taglienti come “Flowing and fresh”, che probabilmente non a caso stasera verrà aggiunto come bis alla scaletta.
Per il resto della serata ascoltiamo tutto “Mirror” dall’Intro – Rising Sun in poi passando rapidamente da atmosfere più ariose a densità sempre più spesse di ombre mosse da lampi ed elettricità, il tutto eseguito con bravura e presenza, esplosivi spesso gli attacchi dei brani dai quali mi sento investita in prima fila come da uno spostamento d’aria di un treno, o uno tsunami che non ti affoga ma ti lancia per aria, imponente l’insieme dei synth e degli apparati elettronici. La stessa batteria è completamente “cablata”, pezzo per pezzo, quasi ad astrarsi di più dal tocco umano, passando le vibrazioni per cavi e computer, un ragno con appendici elettroniche: sembrerebbe qui rovesciarsi la consueta ricerca di far somigliare i suoni sintetici a quelli analogici.
Ben superata qualche difficoltà tecnica che purtropo frena un po’ l’immersione nella loro energia proprio su uno dei brani cui sono già affezionata, la title-track “Mirror”. L’inconveniente non può che rabbuiare per qualche momento il loro gusto perfezionista, di questi musicisti che amano curare ogni aspetto e ogni mezzo a disposizione nelle sue potenzilità specifiche, tra l’altro i testi (curati dall’autrice e traduttrice Giulia Galvan) anche nel loro significato e non solo nella loro musicalità, e anche quello che deve essere trasmesso al primo sguardo dalla copertina di un CD (l’artwork di “Mirror” è di Marco Lezzerini).
Tuttavia la musica riprende e procede fino a conclusione con energia e bellezza, la voce di Marco De Rossi, spesso tonante al cielo che ci piove sulle teste, la batteria suonata da Giorgio Trez in rapporto di dialogo osmotico uomo-macchina, le trame del synth anche quando accattivanti non banali anzi spesso sorprendenti.
Mi piace infine ricordare (anche se già molto citata), in questi tempi attuali di conformismo rattrappito e feroce, quello che i WWW dicevano in occasione dell’uscita del disco “in Mirror alcune voci narranti intimano al bello della stranezza, della singolarità, dell’originalità perché il pensiero diverso è attraente, il pensiero conforme autoreferenziale già lo conosciamo”.
Ci salutiamo come già vecchi amici, seguendoli col pensiero nelle loro future e varie date (anche ad esempio a Latina: non perdeteli!), percependo quella trama entusiasmante di ricerca e di significati che è la stesso filo che ritrovo sempre in situazioni e persone di passioni forti e autentiche.

Alessandra Dotto

Setlist:

– Intro Rising Sun
– We Sway
– Alexander Gerst
– Fear is over
– Mirror
– Sem
– Pillars
– I.C.O.
– Venus
bis:
– Flowing and fresh