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L’Assemblea ONU condanna il bloqueo contro Cuba, l’Italia si astiene

L’Assemblea ONU condanna il bloqueo contro Cuba, l’Italia si astiene

Approvata per la 34esima volta la risoluzione contro il blocco che strozza il popolo cubano, ma calano i voti a favore a causa delle pressioni di Washington. La diplomazia italiana continua sulla svolta decisa già a luglio: astensione sulla “punizione collettiva”.

di Giacomo Simoncelli

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato ancora una volta la risoluzione che chiede la fine del blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba. Tuttavia, la votazione tenutasi mercoledì 28 ottobre conferma il 2026 come uno spartiacque significativo, sia per i numeri complessivi sia, soprattutto, per il riposizionamento strategico dell’Italia e di altri paesi occidentali.

Nonostante il “bloqueo” sia stato formalmente condannato dall’ONU per la trentaquattresima volta, il Palazzo di Vetro ha registrato un sensibile calo dei consensi rispetto agli anni precedenti. I voti favorevoli – cioè contro le misure punitive statunitensi – sono stati 130 (tra cui Cina, Russia, Canada e Turchia). Ancora una netta maggioranza, ma un passo indietro rispetto alla votazione dello scorso anno, dove i favorevoli erano 165.

Sono aumentati i pareri contrari, saliti a 17: al consueto asse formato da Stati Uniti e Israele si sono unite, tra le altre, nazioni come Ucraina, Argentina ed Emirati Arabi Uniti. A pesare su questa flessione è stata un’intensa offensiva diplomatica condotta da Washington. L’azione congiunta dell’ambasciatore statunitense all’ONU Mike Waltz e del senatore Marco Rubio è riuscita a convincere una ventina di governi a modificare la propria linea rispetto al passato, spingendoli a votare contro la risoluzione o a non esprimersi.

Il dato politico più rilevante per la politica estera del nostro paese riguarda il gruppo delle astensioni, che hanno raggiunto quota 25. Per la prima volta in 34 anni, l’Italia ha scelto di non votare a favore della risoluzione per la fine del blocco, optando per l’astensione al pari di altre nazioni europee come Germania e Lettonia. Un cambio di linea già annunciato dall’astensione decisa nella votazione procedurale svoltasi lo scorso luglio, con cui Cuba chiedeva di aprire un ulteriore dibattito sul bloqueo.

Le voci di dissenso hanno evidenziato in particolar modo il contrasto tra questa scelta politica e la memoria ancora viva dell’emergenza pandemica, quando Cuba inviò le proprie brigate mediche per assistere il popolo e gli ospedali italiani nel momento di massima difficoltà. Ancora oggi, molti di loro sono in Calabria a sostenere la sanità pubblica, smantellata da decenni di austerità.

La decisione, maturata su impulso del governo guidato da Giorgia Meloni, da parte dell’opposizione viene presentata strumentalmente come risultato di un più stringente allineamento dell’Italia alle posizioni di Washington, ma in realtà sono tutte le potenze imperialistiche occidentali che si stanno riposizionando in una posizione più conflittuale verso l’alternativa rappresentata dal socialismo cubano.

Lo scorso giugno, infatti, una risoluzione del Parlamento Europeo ha affibbiato al governo dell’Avana tutte le responsabilità delle difficoltà vissute dal popolo cubano, cancellando l’esistenza dell’aggressione statunitense condotta attraverso il sistema del bloqueo. Dall’altra parte, per fortuna, la solidarietà espressa in piazza negli ultimi mesi ha mostrato il sostegno di importanti fette della popolazione italiana al popolo cubano.

Pubblicato il: 29/10/2026 da Giacomo Simoncelli