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Clausola di salvaguardia, il cappio che tiene insieme riarmo e SAFE

Clausola di salvaguardia, il cappio che tiene insieme riarmo e SAFE

Il ministro dell’Economia Giorgetti illustra in Parlamento la road map verso la Manovra: chiesti lo 0,6% del Pil per l’energia e lo 0,9% per la Difesa. Decisione UE a ottobre. Scintille nella maggioranza sul fondo SAFE e spaccature evitate nell’opposizione.

di Giacomo Simoncelli

L’Italia si prepara a chiedere all’Unione Europea una flessibilità di bilancio che può arrivare fino a circa 36 miliardi di euro. Nella giornata di mercoledì 5 agosto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è presentato prima alla Camera e poi al Senato per rendere le comunicazioni sull’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, lo strumento concordato a livello comunitario per concedere ai Paesi membri margini di manovra finanziaria su capitoli strategici come la transizione energetica e la sicurezza.

Il piano illustrato dal titolare del MEF prevede di sfruttare appieno la flessibilità consentita da Bruxelles sul fronte energetico, chiedendo il massimo possibile: lo 0,6% del Pil (pari a circa 14 miliardi di euro) per rafforzare la resilienza del sistema e la sicurezza degli approvvigionamenti. Diverso il discorso per le spese militari, che dovrebbero fermarsi allo 0,9% del Pil (circa 21-22 miliardi di euro) in senso comulativo, da qui al 2028.

Il cronoprogramma verso la legge di Bilancio è già fissato. Entro metà agosto 2026 ci sarà l’invio formale della richiesta per l’attivazione della clausola a Bruxelles; a settembre la valutazione della Commissione Europea e il mese successivo le raccomandazioni dell’Ecofin. Infine, ci sarà il vero e proprio scostamente di bilancio con il voto del Parlamento italiano a maggioranza assoluta.

L’esito del passaggio parlamentare ha visto l’approvazione della risoluzione di maggioranza (181 sì a Montecitorio e 98 a Palazzo Madama), ma la giornata ha messo a nudo le forti tensioni politiche che attraversano sia lo schieramento di governo sia il fronte delle opposizioni. Nel corso della mattinata, una sospensione dei lavori richiesta dal governo ha rivelato i malumori della Lega, in particolare per il riferimento al Safe.

La riformulazione del testo della risoluzione, però, prevede che il programma europeo venga utilizzato per coprire parte dello scostamento se verrà valutato più conveniente. I minori costi del debito ottenuto tramite il Safe sono assodato, e perciò nei fatti anche il Carroccio ha dato via libera al programma europeo, nascondendo l’approvazione dietro la centralità data all’acquisto di sistemi per la sicurezza nazionale.

Anche l’opposizione non ha brillato per coerenza. Il Partito Democratico ha criticato l’inconsistenza delle proposte del governo, mentre i pentastellati hanno ribadito la propria contrarietà al riarmo. E tuttavia, tutti continuano a trovarsi uniti sull’idea di una difesa europea, che è nei fatti un tassello fondamentale per trasformare il Vecchio Continente in un polo armato nella competizione globale.

Tuttavia, anche posizioni così blandamente lontane dagli indirizzi generali decisi a Bruxelles continuano a scatenare la lotta interna al campo largo. La votazione della risoluzione di centrodestra ha finito col salvarlo da una evidente spaccatura interna, dato che i riformisti dem del PD avevano già annunciato che non avrebbero votato il testo unitario presentato da PD, M5S e AVS, considerato troppo poco aderente ai piani armati di UE e NATO. Insomma, la corsa bellicista non incontra alcuna opposizione nella aule del Parlamento.

Pubblicato il: 06/08/2026 da Giacomo Simoncelli