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La UE si nasconde dietro le procedure: nessuna sanzione a Ben Gvir

La UE si nasconde dietro le procedure: nessuna sanzione a Ben Gvir

Nessuna sanzione per Ben Gvir: con il capro espiatorio dell’unanimità, la UE continua nella sua inazione e nella complicità con i crimini israeliani. Le misure sui rapporti commerciali con le colonie partono già in salita. Questa è la rappresentazione plastica di un Occidente allineato col suprematismo sionista.

di Giacomo Simoncelli

Il Consiglio Affari Esteri riunitosi in Lussemburgo lunedì 15 giugno ha certificato nuovamente i limiti e le profonde divisioni interne all’Unione Europea in materia di politica estera. Nonostante il pressing di un’ampia parte degli stati membri, è sfumata l’unanimità necessaria per imporre sanzioni contro il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, l’esponente di estrema destra Itamar Ben Gvir. Si registra invece un’apertura sul fronte economico, con l’avvio di un percorso verso possibili restrizioni commerciali sui prodotti delle colonie in Cisgiordania.

A ufficializzare il nulla di fatto è stata l’Alta rappresentante per la Politica estera dell’UE, Kaja Kallas, che ha spento le attese spiegando che, dalle consultazioni informali con i 27 ministri degli Esteri, è emersa la netta mancanza della necessaria unanimità. Le richieste di inserire il ministro israeliano in una lista nera europea si erano intensificate il mese scorso. La reazione era scattata dopo la diffusione di un video in cui Ben Gvir derideva e ironizzava sul trattamento inflitto dalle forze israeliane agli attivisti filopalestinesi della Global Sumud Flotilla, fermati in acque internazionali.

La Francia ha già agito a livello nazionale vietando l’ingresso a Ben Gvir (oltre ad aver sanzionato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich) e auspicava un’azione comune europea. Anche l’Italia si è schierata in questa direzione: il ministro degli Esteri Antonio Tajani e la premier Giorgia Meloni hanno più volte invocato misure comunitarie, sebbene Roma non abbia intrapreso provvedimenti a livello nazionale. Ed è proprio qui il gioco politico: scaricare sulla UE la responsabilità dell’inazione.

Se l’asse politico è paralizzato, una maggioranza di capitali (14 su 27), guidata da Francia e in cui compare anche l’Italia, è riuscita a imporre un’accelerazione su un altro possibile provvedimento. Kallas ha infatti confermato che verrà chiesto alla Commissione Europea di elaborare un “elenco di opzioni per possibili misure commerciali” in vista del prossimo vertice dei ministri degli Esteri, in programma a luglio.

Anche su questo tavolo, tuttavia, la partita resta complessa. Il governo italiano si è detto ha espresso forti riserve sul rischio di intaccare troppo le relazioni commerciali con Tel Aviv, e anche la Germania si conferma scettica ed è pronta a guidare il fronte dei paesi contrari a misure restrittive contro Israele.

Infine, anche la Commissione Europea, finora riluttante, potrebbe fare sponda sulla necessità di deliberare all’unanimità anche per i rapporti commerciali. Il Consiglio ha però ribadito di preferire il meccanismo del voto a maggioranza qualificata. Un braccio di ferro istituzionale che, secondo molti osservatori, rischia di risolversi solo con un ricorso alla Corte europea di giustizia.

Rimane il fatto che, al di là di qualche misura, i paesi UE mostrano una totale passività di fronte alle continue violazioni dei diritti umani condotte da Israele. Bruxelles e moltre capitali del Vecchio Continente si nascondono dietro nodi procedurali per continuare nella complicità col genocidio dei palestinesi.

Pubblicato il: 16/06/2026 da Giacomo Simoncelli