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DUB INC A BARCELONA | REPORTAGE DALLA SALA RAZZMATAZZ

DUB INC A BARCELONA | REPORTAGE DALLA SALA RAZZMATAZZ

🎤 Dub Inc a Barcelona — Reportage 

12 marzo 2026

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La notte di Barcelona aveva quell’odore di primavera che arriva in anticipo, quando la città sembra trattenere il fiato in attesa di qualcosa. Davanti alla Sala Razzmatazz, già dalle sette, la fila si allungava tra chiacchiere in francese, catalano, castigliano, italiano. Un miscuglio di lingue che anticipava perfettamente ciò che sarebbe accaduto dentro: un concerto che parla al mondo intero.

Quando le porte si sono aperte, la Sala si è riempita come un polmone che inspira lentamente. Luci blu, tecnici che corrono, il pubblico che si sistema, qualcuno che sorride riconoscendo un vecchio amico. L’aria vibra di attesa, quella buona, quella che senti nelle costole.

🔥 L’ingresso: un’esplosione controllata

Alle 20:30 spaccate, le luci si abbassano. Un boato. I Dub Inc entrano come una scarica elettrica: precisi, compatti, sicuri. Bouchkour e Komlan si muovono sul palco come due poli opposti che si attraggono: uno più melodico, l’altro più incisivo, ma entrambi magnetici. Le prime note fanno tremare il pavimento, e la sala risponde subito, senza esitazioni.

Il loro reggae non è mai solo reggae. È un ponte: tra Saint-Étienne e l’Algeria, tra Kingston e l’Europa, tra la strada e la poesia. Le lingue si intrecciano — francese, inglese, kabyl — e diventano ritmo, non solo significato.

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🌍 Il pubblico: un’unica onda

Guardando la platea dall’alto, sembra di vedere un’unica massa in movimento. Ragazzi giovanissimi, veterani del reggae, coppie, gruppi di amici, curiosi: tutti trascinati dalla stessa corrente. Ogni brano è un dialogo: call & response, mani alzate, sorrisi larghi. La Razzmatazz diventa un luogo sospeso, dove nessuno pensa al domani.

Quando arrivano i pezzi del nuovo album, la sala ascolta con attenzione diversa, quasi religiosa. È come se la band stesse consegnando qualcosa di intimo, e il pubblico lo ricevesse con rispetto.

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🎚️ Il suono: bassi che ti attraversano

Il mix è potente ma pulito. I bassi non sono solo udibili: li senti nelle gambe, nello stomaco, nella schiena. I fiati entrano caldi, rotondi, come un abbraccio. La batteria è una macchina perfetta, e il dub — quello vero, quello che ti fa perdere la percezione del tempo — arriva nei momenti giusti, senza mai appesantire.

La band suona come un organismo unico: nessuno sovrasta, nessuno resta indietro. È la prova di anni di palchi, di chilometri, di sudore condiviso.

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✨ Il finale: una sala che non vuole andare via

L’ultimo brano arriva come una liberazione. La sala esplode, poi rimane sospesa, come se nessuno volesse davvero che finisca. Quando le luci si riaccendono, la gente resta lì ancora qualche minuto, a riprendere fiato, a scambiarsi impressioni, a sorridere senza motivo.

È il segno dei concerti che funzionano: quelli che ti lasciano addosso qualcosa.

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🎵 Perché questo concerto conta

I Dub Inc non inseguono mode, non cercano scorciatoie. Sono una band che ha costruito tutto con coerenza, identità e una visione chiara: portare un messaggio che unisce, che parla di radici, di resistenza, di comunità.

A Barcelona, il 12 marzo, questo messaggio è arrivato forte e limpido. E la Razzmatazz lo ha restituito amplificato, come solo le grandi sale sanno fare.

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Pubblicato il: 16/03/2026 da Stefano Coletta