Storie di vita e malavita
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L’idea per un film sulla prostituzione minorile arriva a Carlo Lizzani da una inchiesta di Marisa Rusconi sul settimanale l’Espresso. Su incarico del regista e partendo da quel materiale, lo sceneggiatore Mino Ciarda sviluppa un soggetto che racconta le vicende di sei prostitute minorenni, introdotte e legate da una cornice in cui una donnetta di mezza età vende la nipote tredicenne sulla tangenziale milanese. La struttura a episodi permette un affresco sociale ampio, in cui gran parte delle storie sono reali, come quella dell’ingenua Rosina, indotta in semi schiavitù da un uomo che prima la seduce, o quella di Antonietta, messa incinta dal padre e fatta prostituire in avanzato stato di gravidanza, o ancora quella di Laura, suicidatasi dopo che il racket le uccide il cane. Un’altra, la storia della altoborghese Daniela che esercita in un bordello di lusso per vendicarsi della famiglia, è inventata da Lizzani. Un affresco livido e credibile, che non arretra di fronte a crudezze e sensazionalismi. Un’opera controversa, e che si prestò a polemiche accese. Un documento comunque notevole sulla Milano spietata degli anni settanta.
Pubblicato il: 16/07/2025
Visti in prima visione, la rubrica curata dal nostro esperto cinefilo Marcello Gerardi, si occupa di Storie di vita e malavita di Carlo Lizzani





L’idea per un film sulla prostituzione minorile arriva a Carlo Lizzani da una inchiesta di Marisa Rusconi sul settimanale l’Espresso. Su incarico del regista e partendo da quel materiale, lo sceneggiatore Mino Ciarda sviluppa un soggetto che racconta le vicende di sei prostitute minorenni, introdotte e legate da una cornice in cui una donnetta di mezza età vende la nipote tredicenne sulla tangenziale milanese. La struttura a episodi permette un affresco sociale ampio, in cui gran parte delle storie sono reali, come quella dell’ingenua Rosina, indotta in semi schiavitù da un uomo che prima la seduce, o quella di Antonietta, messa incinta dal padre e fatta prostituire in avanzato stato di gravidanza, o ancora quella di Laura, suicidatasi dopo che il racket le uccide il cane. Un’altra, la storia della altoborghese Daniela che esercita in un bordello di lusso per vendicarsi della famiglia, è inventata da Lizzani. Un affresco livido e credibile, che non arretra di fronte a crudezze e sensazionalismi. Un’opera controversa, e che si prestò a polemiche accese. Un documento comunque notevole sulla Milano spietata degli anni settanta.
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