L’uomo che cadde sulla terra
Visti in prima visione, la rubrica curata dal nostro esperto cinefilo Marcello Gerardi si occupa de L’uomo che cadde sulla terra di Nicholas Roeg. [Rating 3.5]
Un extraterrestre, dalle sembianze umane, misterioso e affascinante (David Bowie) giunge sulla terra, in U.S.A., alla ricerca dell’acqua, al fine di far sopravvivere il proprio remoto pianeta, sconvolto dalla siccità. Possiede un passaporto inglese e nove brevetti industriali che gli permettono di sbaragliare la tecnologia terrestre nell’ambito delle comunicazioni e dell’elettronica, diventando ricchissimo. Si lega in un difficile rapporto con una donna, che lo accoglie, ma anche ad uno scienziato, in una relazione caratterizzata da una profonda stima reciproca. Ma rivelata la sua identità, viene neutralizzato e quasi accecato dai servizi segreti. Non potrà più tornare sul suo pianeta, dove è atteso dalla sua famiglia, ed avrà come destino una drammatica solitudine, condannato, peraltro, a non invecchiare.
Roeg interpreta a suo modo il romanzo di Walter Tevis, ponendosi totalmente nei panni dell’alieno. Un film che possiede uno spessore quasi filosofico sulla condizione umana, sulla solitudine, sulla persecuzione della diversità. Bowie entra in modo sconcertante nel personaggio, che richiamerà molte volte nel prosieguo della sua vita artistica, conferendogli un drammatico e suggestivo spessore. Film ellittico, poco bilanciato, caratterizzato da lacune narrative, ma visionario e profondo. Bowie si rammaricherà per non aver potuto imporre la sua colonna sonora all’opera, dovendosi dividere con i brani di Stomu Yamash’ta, e l’anno successivo recapiterà a Roeg l’album Low, dedicato al film, capolavoro dell’elettronica che apre la straordinaria trilogia berlinese del grande artista inglese.

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