L’inquilino del terzo piano
Visti in prima visione, la rubrica curata dal nostro esperto cinefilo Marcello Gerardi, si occupa de L’inquilino del terzo piano di Roman Polański.





Trelkowsky, piccolo impiegato ebreo polacco naturalizzato francese (Polański), prende un affitto un tenebroso appartamento nel centro di Parigi, dal quale una ragazza si è gettata, morendo successivamente ospedale. I condomini non sono per nulla amichevoli: lo vessano, lo tormentano con continui richiami ad ogni piccolo rumore, lo osservano per ore dall’antistante bagno comune. Trelkowsly lentamente si immedesimerà in Simon Schule, la ragazza morta, indossando i suoi abiti, in un crescendo di ossessione, si getterà dal balcone per ben due volte. Ma il finale, spiazzante, si presterà a varie letture. Polański mescola con estremo rigore quotidianità ed incubo, realizzando un’opera kafkiana allucinatoria e spaventosa. Elementi gotici ed esoterici descrivono la lenta discesa in una follia senza ritorno. Ed il film vuole essere un grido di allarme per la diversità destinata a disprezzo ed esclusione sociale.

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