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Pubblicato il: 27/08/2026

Visti in prima visione, la rubrica curata dal nostro esperto cinefilo Marcello Gerardi, si occupa de Il prestanome di Martin Ritt 

★★★☆☆

Anni cinquanta, periodo della Caccia alle Streghe in U.S.A.: un modesto cassiere di una tavola calda (Woody Allen) viene contattato da un amico (Michael Murphy) sceneggiatore televisivo, inserito nella lista nera, per fargli da prestanome dietro compenso e riuscire in tal modo a continuare a lavorare. Ad esso si aggiungono altri scrittori e lui diventa rapidamente ricco e famoso, finendo sotto osservazione della Commissione per le attività antiamericane. Ma l’amore di una segretaria idealista e contestatrice (Andrea Marcovicci) e il drammatico suicidio di un attore comico, suo amico, che lo aveva tradito, lo inducono a ribellarsi e affrontare il carcere. Il regista Martin Ritt, Zero Mostel (la sua interpretazione nel film è memorabile, perfetto contraltare a quella molto controllata di Woody Allen, che segue le direttive del regista) e lo stesso sceneggiatore Walter Bernstein finirono nelle liste nere nell’epoca descritta dal film. Un film coraggioso e meritorio, che però utilizza un tono agrodolce e ironico, non sempre ben calibrato, non sapendo ben armonizzare elemento comico e drammatico.

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