Il Casanova di Federico Fellini
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Liberamente ispirato alle Memorie di Giacomo Casanova. Il nobile veneziano viene raccontato in alcune delle sue avventure amorose: con una monaca libertina, amante dell’ambasciatore di Francia, compiacente, al suo arrivo alla corte di una nobildonna francese che lo interpella sul rapporto tra esoterismo ed immortalità. Indi nel rapporto con la sfuggente Henriette, l’unica donna di cui si innamorerà, nella fuga dai Piombi, nel tentativo di suicidio a Londra, che verrà interrotto dalla visione di una gigantessa di un circo, sino alla vecchiaia, vissuta malinconicamente come bibliotecario in un castello di Boemia, sognando una bambola meccanica, vista come perfetto ideale di donna. Attraverso la figura di Giacomo Casanova, un cialtrone, grottesco atleta del sesso, ossessionato e terrorizzato al contempo da figure femminili che gli appaiono minacciose ed irraggiungibili, che palesemente non ama, Fellini ci descrive una Europa decadente e lugubre, in un film visionario e complesso, intriso sin dal suo inizio da un cupo senso di morte. Straordinaria l’interpretazione di Donald Sutherland, che si cala nel nevrotico personaggio con molta credibilità, notevole quella di Tina Aumont, che tratteggia in poche sequenze l’ambigua Henriette. Uno dei film più maturi ed inquietanti del maestro riminese, nella seconda parte del suo percorso artistico. Danilo Donati vinse un Oscar per i costumi. Valore aggiunto dell’Opera, la colonna sonora, misurata e perfettamente calibrata alla pellicola, del Maestro Nino Rota.
Pubblicato il: 10/07/2026
Visti in prima visione, la rubrica curata dal nostro esperto cinefilo Marcello Gerardi, si occupa de Il Casanova di Federico Fellini.





Liberamente ispirato alle Memorie di Giacomo Casanova. Il nobile veneziano viene raccontato in alcune delle sue avventure amorose: con una monaca libertina, amante dell’ambasciatore di Francia, compiacente, al suo arrivo alla corte di una nobildonna francese che lo interpella sul rapporto tra esoterismo ed immortalità. Indi nel rapporto con la sfuggente Henriette, l’unica donna di cui si innamorerà, nella fuga dai Piombi, nel tentativo di suicidio a Londra, che verrà interrotto dalla visione di una gigantessa di un circo, sino alla vecchiaia, vissuta malinconicamente come bibliotecario in un castello di Boemia, sognando una bambola meccanica, vista come perfetto ideale di donna. Attraverso la figura di Giacomo Casanova, un cialtrone, grottesco atleta del sesso, ossessionato e terrorizzato al contempo da figure femminili che gli appaiono minacciose ed irraggiungibili, che palesemente non ama, Fellini ci descrive una Europa decadente e lugubre, in un film visionario e complesso, intriso sin dal suo inizio da un cupo senso di morte. Straordinaria l’interpretazione di Donald Sutherland, che si cala nel nevrotico personaggio con molta credibilità, notevole quella di Tina Aumont, che tratteggia in poche sequenze l’ambigua Henriette. Uno dei film più maturi ed inquietanti del maestro riminese, nella seconda parte del suo percorso artistico. Danilo Donati vinse un Oscar per i costumi. Valore aggiunto dell’Opera, la colonna sonora, misurata e perfettamente calibrata alla pellicola, del Maestro Nino Rota.

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