The Electric Comma: l’intelligenza artificiale ispira l’arte.

Venezia, Dorsoduro. Nel palazzo delle Zattere, restaurato dalla fondazione V-A-C, abbiamo visitato l’esposizione “The Electric Comma”, curata da  Katerina Chuchalina, che unisce le collezioni di V-A-C (Russia) e KADIST (Parigi, San Francisco).

 

Tra la mente umana e l’intelligenza artificiale c’è una negoziazione, un asservimento, un rispecchiamento?
Alcune opere coinvolgono l’osservatore per metafore (la comunicazione tra funghi come rete neuronale nell’installazione di Andrey Shental), altre propongono segni quasi aspiranti ad emanciparsi dai significati e acquisire valore in sé. 

 

Un confessionale divora il discorso dello spettatore per farne un prodotto seriale disincarnato in un blog, non meno maceria degli archivi cartacei della “File Room” di Dayanita Singh.

Agli aleatori meccanismi finanziari si può quasi solo alludere con pitture stocastiche e sculture di vapore.

Meccanismi oscillatori o di lancio tagliano identici frammenti tempo continui o discreti, nelle cui pieghe si può cercare o aspettare l’improbabile.

Il velo traslucido e mutevole dei bit nasconde e svela le identità sottostanti come la versione futuribile di vecchi giochi seduttivi di coperture e trasparenze.

“Materiali morbidi” di Daria Martin lo coronano comunque come un rapporto di passionale e totalizzante desiderio di conoscenza, nel quale sta a ciascuna/o trovare il proprio dedalo.

 

Le suggestioni   delle opere esposte sono tante, molte sfidano a

 

raccoglierle per elaborarle piú in là nel tempo, quindi per quelle di cui ho parlato e non, vi invito alla visita, di persona o virtuale.

L’apertura è stata prorogata all’8 aprile.

 

La sede della V-A-C foundation tornerà poi in periodo di Biennale a nuovi allestimenti sempre di ampie connessioni internazionali.

Alessandra Dotto

(foto di Giacomo Elettrodo e Alessandra Dotto)

The Electric Comma