Recensione Soen + Madder Mortem @ Largo Venue, Roma, Giovedi 12 Ottobre 2017

Soen + Madder Mortem

Giovedì 12 Ottobre 2017 al Largo Venue, Roma.

 

Aprono I Madder Mortem, formazione norvegese di progressive metal. Attivi dal 1993 con il nome di Mystery Tribe, i 5 elementi- batteria, 2 chitarre, un basso e l’immancabile voce potente della cantante donna ( al secolo Agnete M. Kirkevaag.) alternano brani di classico gothic, non troppo convincente, a tracce di puro metal, con variazioni decisamente stoner. Le incursioni di basso solista traggono le basi dal nu metal, ma il suono complessivo risulta vagamente doom, nella sua declinazione nordeuropea, che fonde suoni pesanti con incursioni ipnotiche. Nel corso dell’esibizione, l’atmosfera si oscura e assume tinte più darkeggianti. Verso la fine si fa più rarefatta e lo stoner lascia il posto a rumorismi che dilatano il suono con sfumature sludge e noise. Potenti e di impatto, sebbene risultino ancora piuttosto acerbi, soprattutto nell’utilizzo della voce, attorno alla quale ruota tutta la musica dei Madder Mortem.

Trepidante attesa.

Eccoli.

Grandissimi.

Uno strano fenomeno quello dei Soen. Nati dalla costola dei seminali, immensi Opeth, ne pretendono lo stile e la voce, ma confermano quanto si dice delle derivazioni; che spesso cioè, diventano imitazioni.
Supergruppo progressive metal formato nel 2010 da artisti di pregio quali Martin Lopez – ex batterista degli Opeth- Steve DiGiorgio – bassista ex-Death, Testament e Sadus – Joel Ekelöf, voce dei Willowtree ed il chitarrista Kim Platbarzdis. Eppure i Soen hanno qualcosa in più. Sebbene la voce sia un pò monotona, rimane personale (nonostante la palese pallida imitazione di quella di Mikael Åkerfeldt) , e il contrasto tra la melodia, il metal puro e i richiami al nu metal (il basso troppo spesso ricorda nomi altisonanti quali i Tool) delineano un habitat assolutamente avvolgente e particolare.

È angelico Joel Ekelöf, ma non come sa essere il suo ispiratore, non solo perchè inimitabile ma anche perché, a differenza di Mikael Åkerfeldt , Joel Ekelöf non riesce ad arrivare a toni celestiali e contemporaneamente demoniaci, viscerali eppure tanto puliti. La batteria progressiva rende il suono sofisticato e d’intensità. Del resto, Martin Lopez è uno dei batteristi più bravi del mondo. È sua la firma di “Blackwater Park “, secondo alcuni l’album progressive metal più significativo del millennio. Vero.

Nessuno parla svedese qui, eppure parliamo tutti la stessa lingua.

È bellissimo.

Non esistono barriere o muri. È tutta una bellissima unione, è l’unione che solo la musica sa dare.

Le ballate accarezzano il cuore e inteneriscono anche i più duri, e i brani più ritmati riempiono l’atmosfera di puro metal. The Words e Lucidity spezzano il cuore. Non era facile abbinare la melodia calda di Joel Ekelöf alle chitarre pesanti e al basso imponente e ai bellissimi assoli heavy. Eppure i Soen ci sono riusciti.

Europeans do It better. Assolutamente.

Giacca e camicia nera per Joel, bellissima cinta, un teschio a forma di cuore – o un cuore a forma di teschio- rappresentano l’emblema perfetto dei Soen.

Suono duro e intenso ma sentimentale e romantico. Dolcissimi e bravissimi. Tecnicismo e passione.

Certo il frontman non ha il dono di Sansone, a differenza degli altri membri, eppure riesce ad essere ugualmente carismatico e a riisaltare dal contesto della band.

L’età media del pubblico, per altro molto appassionato, varia dai 25 ai 50 anni suonati. Solo la musica può questo. Anche se in realtà la maggiorparte della gente è qui per Martin Lopez, piccolo frammento di quella immensa galassia opethiana che nella capitale non può transitare. Come dargli torto. È un grande problema la musica dal vivo a Roma, per la mancanza di locali con un’acustica adeguata e per le normative assurde della nostra città. E quindi i migliori non vengono.

Da Cognitive a Lykaia, passando per Tellurian l’atmosfera è quella di una foresta nordica, durante uin temporale di sera , quando tu sei al calduccio della tua stanza e vedi il grigio della tempesta fuori dalla finestra.

Il batterista Martin Lopez ha descritto la componente musicale dei Soen come “Melodica, heavy, intricata e assolutamente diversa da qualsiasi altra cosa.”[1]

Liliana Montereale

[1] May 28, 2010, , Blabbermouth.net, retrieved on February 23rd, 2012.