Ox – “Naked”

Questo è uno di quegli album che ti spingono a cercare le chiavi in tasca, scendere in strada, accendere la macchina e andare. Dove, non importa, basta che sia con il vetro basso, il braccio fuori e l’abitacolo pieno di vento, possibilmente, quello della mattina.
Dieci tracce che soddisfano in pieno quel bisogno di urban cowboy che sotto, sotto abbiamo tutti ma che, a volte, facciamo fatica a far venire fuori.
Dieci tracce che sembrano dieci scene di un film, in cui la voce di Ox si sposta, di volta in volta, come intrerpretasse un personaggio diverso.
Voce calda e saggia che sembra aver acquisito la sua giusta dimensione e maturità.
Non ci sono gli acuti di Plant o Gillan, non li vorrei neanche sentire da un omone come lui… Piuttosto, ci sento il Mark Knopfler, dell’epoca d’oro degli Straits prima e della carriera solista poi.
Pochi fronzoli, va dritto alla meta.
C’è tanto soul e tanta pancia.
Oh Yeah!
Rock, soul, ballad e perfino un po’ di country (non troppo) sono gli scenari del film cui mi riferivo prima.

“A Vision Of Love” apre il disco con un piano soffice che non vi tragga in inganno (mai fidarsi di una progressione: Re minore, Fa maggiore e Sol maggiore… Sotto c’è qualcosa che bolle in pentola) per poi sfociare in un brano di rock tirato, dal groove di batteria solido e chitarre old style blues.
Seguono “A Man And A Woman” e “Dream”, due ballad; la prima ricorda il sound tipico dei lenti dell’album Stand Up di Dave Matthews Band e la seconda molto più 80’s, in stile L.A. del tipo #ancheiosonostatofandellhairmetal.

“Now It’s Time” da il via al sound del blues in minore, caro a Clapton o al Joe Cocker di Unchain My Heart; tanto che, sempre tornando con la mente al nostro ipotetico viaggio, potrebbe descrivere la nostra prima sosta benzina in una di quelle stazioni “in the middle of nowhere”.
Infatti, segue “Old Man” che descrive un anziano mentre dispensa consigli ad un giovane. Il brano per la ripartenza, a serbatoio pieno.
Freccia per rientrare in strada a ragionare sul senso della vita, mentre il paesaggio scorre ai lati.

Ormai, siamo a metà strada; giro di boa con la traccia 6:”Down On My Knees” ed è ancora rock blues con la chitarra di Andrea Bonifaci che sembra aver ben appreso gli insegnamenti degli heroes come Joe Bonamassa.
Solido e degno di nota il drumming di Emiliano Mosè che se c’è una cosa che sa fare è prendere a schiaffi il tempo e modellarlo sulla batteria a suo piacimento.
“You Are The One”, come uno sguardo e un sorriso rubati ad una sconosciuta, vola sull’ up-tempo di un pop piacevole dal ritornello di facile acquisizione, ma non banale; sempre, però, senza dimenticare da dove siamo partiti…
A casa si suona la quinta bemolle!

Tant’è che, subito dopo, “The Journey”, come nel più classico dei ”ricalcolo…” da navigatore satellitare, sposta nuovamente la traiettoria sulla strada del blues. Ma, questa volta, ci suggerisce la via parallela alla principale. Blues sì, ma con forte influenza etnica, a partire da un flauto dal sapore pellirossa, fino ad arrivare a cori che ricordano i tenores sardi.
Che succede…? Dove stiamo andando? Mica ci perderemo nel far west…?
Ebbene sì.
Perché segue “Burned Down”, 100% country western, soprattutto nel testo che narra di un duello come neanche nei film di Sergio Leone.
No, vabbe’… Lì sì; ma, lui è un maestro!
Uno scambio di pallottole in piena regola che non ci capiterà spesso di vedere. Forse era necessario prima di tornare verso casa.

Ormai è notte. Siamo all’ultima traccia: “My Lady”; sembra messa lì come quella moglie o fidanzata che, sentendo il rumore del motore, corre fuori, un po’ arrabbiata, un po’ tranquillizzata dal nostro ritorno, pronta al più classico dei:” …dove cazzo sei stato?!”. Ma poi ci bacia ed entriamo in casa guardandoci negli occhi.

Nel complesso, Naked è un disco che se non avete il cuore zingaro non capirete mai; non pretende di sicuro di cambiarvi la vita. Pochi dischi lo fanno e si contano sulle dita di una sola mano.
Però c’è tutto il cuore di Ox e della sua band che fa il proprio dovere e anche qualcosa in più.
Marco Fiormonti, Franco Basile e Gianni Canzanella si dividono gli oneri del basso; Armando Croce esecutore della maggior parte dei brani, Luca Tiraterra, Amedeo Rizzacasa e il già citato Emiliano Mosè, le batterie.
E poi, oltre allo stesso Ox, le chitarre magistrali di Andrea Bonifaci e Giuseppe Di Bono, che è anche il direttore artistico, insieme a Ox.
Una cosa è sicura e cioè che è un disco che vi farà compagnia ogni volta che deciderete di allontanarvi da casa pur sapendo che non la abbandonerete mai, mentre vi domandate cosa sarebbe successo se aveste assecondato quello sguardo e quel sorriso rubato.

Emanuele dr.House

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