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Nostra Signora del Gothic Rock: Christa Päffgen in arte Nico

Nostra Signora del Gothic Rock: Christa Päffgen in arte Nico

FACEVAMO L’AMORE TUTTO IL GIORNO, LEI MI HA PRESO CHE ERO UN MOCCIOSO INGENUO, MI HA INSEGNATO COME SI LECCA UNA FIGA E TUTTO SU VINI TEDESCHI E FRANCESI MAI SENTITI NOMINARE. MI HA MOLLATO DOPO TRE MESI, CON LO SCOLO (IGGY POP)

Il 16 ottobre 1938 nasceva a Colonia Christa Päffgen in arte Nico, la “Sacerdotessa delle Tenebre” che fu tantissime cose, da attrice, a compositrice a chanteuse dalla voce incantevole e profonda.

Sin da adolescente entrò a far parte del mondo dello spettacolo, facendosi assoldare come modella da un’agenzia di Berlino, al tempo reduce dalle bombe.

Ironia della sorte, lei che fu l’astro tedesco che rivoluzionò non poche vite del panorama culturale degli anni Sessanta e Settanta, da Andy Warhol a Jim Morrison, passando per Fellini, e che che della sua vita aveva fatto un concentrato di eccessi, morì ad Ibiza il 18 luglio 1988 semplicemente cadendo da una bicicletta.

Nico, la femme fatale progenitrice del Gothic Rock, colei che fu capace di rubar la scena a Lou Reed cantando solo tre canzoni (All Tomorrow’s Parties, I’ll Be Your Mirror e Femme Fatale), ma già nel 1968 si avviò alla carriera solista con Marble Index, album dalle atmosfere inquiete e a tratti spettrali.

 

Artwork di Simone Lucciola.

“Un eschimese mi ha mostrato un tuo filmato /Che aveva girato di recente: / Il pover’uomo smetteva a fatica di tremare / Le sue labbra e le sue dita erano livide. / Suppongo sia congelato quando il vento rapì i tuoi vestiti /E credo non sia mai riuscito a scaldarsi /Ma tu sei così bella, nella tua tempesta di ghiaccio. / Ti prego fammi entrare nella bufera”. [Leonard Cohen]

Questi versi di Leonard Cohen, tratti da “One of Us Cannot Be Wrong”, descrivono perfettamente Nico. La sua fama era riconosciuta, più che per le sue doti d’attrice e di cantante, per il suo essere una performance vivente; per essere, cioè, Nico.

Il suo portamento algido affascinò il fotografo di moda Herbert Tobias, che durante un soggiorno a Ibiza le suggerì di adottare un nome d’arte più confacente alla sua figura diafana. Ispirandosi al regista Nico Papatakis, con cui Herbert ebbe una triste storia d’amore, Christa gli disse: “Sarò io la tua Nico”, conquistandosi così il suo nuovo nome e il suo futuro. Anni dopo la cantante tedesca conobbe Papatakis a cui disse che il suo vecchio nome era “so allemand”, ovvero troppo tedesco.

Di seguito, “I’m Not Sayin”, (1965) il primissimo 45 giri di Nico, prodotto da Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin.

Fu a New York che Nico conobbe Bob Dylan, il quale non solo le dedicò Visions of Johanna, ma le fece conoscere a sua volta il maestro della pop art Andy Warhol, di cui la bionda valchiria divenne in brevissimo tempo musa. Fu Warhol infatti che la impose come chanteuse ai suoi prediletti Velvet Undreground.

Per ricordarla, voglio renderle omaggio con Femme Fatale, la canzone che Reed scrisse per Edie Sedgwick dietro richiesta di Warhol, ma che sembra esser stata pensata proprio per Nico: infatti fu da lei interpretata in maniera eccellente, con la sua inconfondibile, calda e sensuale voce androgina, per me la numero uno tra tutte le voci femminili del panorama rock (Lou Reed è invece la voce maschile che preferisco – sarà una coincidenza?).

She builds you up to just put you down, what a clown [Femme Fatale]

Femme Fatale venne pubblicata su singolo come B-side di Sunday Morning nel dicembre 1966. Successivamente, nel 1967 venne inserita nell’album di debutto dei Velvet UndergroundThe Velvet Underground & Nico.

Nel testo si parla di una femme fatale, una figura femminile affascinante, ma terribile allo stesso tempo, una sorta di mantide “divoratrice di uomini”, cinica, risoluta, imperturbabile, calcolatrice e fondamentalmente insensibile, che non si fa scrupoli a trattarli come se fossero giocattoli e ad annientarli.

Anche se ci sono figure di questo tipo fin dall’antica Grecia, in realtà il mito della femme fatale inizia a diffondersi alla fine del XIX secolo, in coincidenza con la nascita dei primi movimenti di emancipazione femminile, quando la donna iniziò ad essere considerata una minaccia: non solo cominciava a conquistarsi una posizione in molti ambiti sociali, ma si faceva anche portavoce di un nuovo atteggiamento. Ecco allora che l’immagine della femme fatale iniziò a farsi strada nella letteratura. Molti romanzi dell’epoca sono infatti incentrati su questa nuova figura femminile che rappresentava dunque un pericolo. Verso gli anni ’40, la femme fatale entrò nel mondo del cinema. Era il periodo delle grandi dive/“vampire”, capaci di succhiar la vita alle loro vittime cioè agli uomini, portandoli alla distruzione.


Immagine in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Nico_at_Lampeter_University_-_November_1985_%282%29.jpg


 

Pubblicato il: 18/07/2026 da Skatèna