Management del dolore post operatorio @ Monk Roma 16 Dicembre 2017 Live Report by Giovanni Cerro

Managment del dolore post operatorio @ monk – roma 16 12 2017

Nel sabato freddo di Roma il cuore è in stallo fino all’ultimo, poi il comandante ci tira fuori gli urli che non ti aspettavi, e con due e tre accorgimenti tattici in meno di venti minuti la curva sud, per me, diventa il lato del palco del Monk di Roma.

Mi sono perso l’apertura dei Malmo e mi dispiace. Il Romagnoli che sono venuto a tifare non è per niente una pippa come quello del Milan, di nome fa Luca e di mestiere il cantante, quando pronuncia il nome della sua band l’accento va magnificamente sulla prima sillaba della parola “Mà-nagment” e ancora più magnificamente succede che quando l’amministrazione di Lanciano, la loro città, li mette in cartellone per suonare a capodanno in piazza, si scatenano anacronistiche associazioni di giovani cattolici che iniziano a frantumare gli zebbedei, perché il loro unico dio è James Brown, perché in una canzone si dispiacciono di essere morti e finiti in paradiso “mi dannerò in eterno perché volevo andare all’inferno”, perché dicono che chiunque deve essere libero di amare (ma anche solo di fare sesso) con chiunque altro… ecc. ecc.

Ai miei occhi, educati all’estetica Cobeniana delle provocazioni, le assurde rimostranze dell’azione cattolica sono lucenti medaglie da appuntarsi fieri nel petto, e rompere il cazzo alla più grande band d’Abruzzo è rompere il cazzo a tutti gli amanti della musica. (lo è anche rompere il cazzo a “lo stato sociale” perché vanno a Sanremo, visto che lo stesso giorno del concerto del MDDPO sono usciti i nomi dei big in gara, e avendo sempre mantenuto un’ottima coerenza, sono convinto che saranno sempre loro stessi anche sul palco dell’Ariston.)

Il Monk offre un buon colpo d’occhio, qualche centinaio di affezionati che cantano a memoria le canzoni, e ballano e pogano e si divertono. Mi piazzo sul margine del lato corto del palco per osservare meglio le gesta e i movimenti dell’obliqua Telecaster maneggiata da Marco Di Nardo, che in quest’ultimo disco si è messo anche il mantello del produttore oltre a quello dell’arrangiatore.

Marco e Luca sono gli unici membri originali dei tempi di ‘Auff!’, altri due pezzi sono andati persi nel vortice di scelte diverse, in compenso dalle registrazioni dell’ultimo album ‘Un incubo stupendo’ sono entrati in formazione tre ragazzi di Teramo: Antonio Atella al basso, Lorenzo Castagna alla chitarra e l’ultimo acquisto Stefano ‘gas’ Valeri  (che sostituisce Valerio Pompei) alla batteria, già attivi col nome “IMuri”.  che anche stasera porteranno sudore, tatuaggi e sostanza sul legno del palco a sostegno dei riff di Di Nardo e delle visioni di Romagnoli.

 Si inizia con ‘il mio corpo’ ma la scaletta non è pensata per la promozione dell’ultimo disco, visto che le successive sei canzoni sono ripescaggi di dischi precedenti: ‘La pasticca blu’ accende gli entusiasmi delle prime file, poi è il momento di dedicare ai giovani cattolici di Lanciano ‘Inferno’. Intorno alla mezz’ora arriva ‘Nei Palazzi’, uno dei loro pezzi d’esordio che, ricordo, suonavano anche  nel decennio scorso quando, ancora sconosciuti, erano in giro in vari concorsi musicali (e una sera di una decina di anni fa chi vi scrive si ritrovò anche a fare da giurato in uno di questi concorsi per band emergenti) . All’epoca curavano diversamente anche l’aspetto scenico della loro presenza sul palco, adesso invece tutta l’attenzione rimane sulla musica, perché a pensarci bene, non serve cucirsi dei pantaloni strani se sei in grado di scrivere grandi canzoni.

Luca pone l’attenzione sulle vicende dei perdenti sempre troppo poco raccontate presentando ‘Le storie che finiscono male’ poi si torna alle ultime composizioni con due singoli: la poetica ‘Il vento’ e la titletrack ‘Un incubo stupendo’.

Nel finale della prima parte arrivano la splendida ‘Norman’, seguita da ‘Giovane Amore’ e ‘Visto che te ne vai’, una preghiera a non essere banali e a non sprecare tempo con le persone sbagliate. Dopo un discorso convincente su come anche i maschi dovrebbero imparare a godere infilandosi cose nel culo sale sul palco l’ospite: Ivo Bucci dei ‘Voina’ per duettare su ‘Esagerare Sempre’.

Cinque minuti per cambiare le magliette sudate e si torna in due sul palco: Luca Romagnoli canta accompagnato solo dalla chitarra elettrica di Marco Di Nardo e si omaggiano i ‘CCCP’ con ‘Curami’ in versione molto intima. ‘Irreversibile’ e finalmente è il momento di ‘Naufragando’, una canzone che sembra già un classico, e che secondo chi scrive è una delle più belle canzoni italiane di quest’anno. Trittico finale in crescendo liberatorio con le vecchie ‘Pornobisogno’, ‘Auff!’ e ‘Lasciateci Divertire’. Un’ora e mezza volata via davvero velocemente.

Ora è quasi il momento di fermarsi, solo due concerti a Natale a L’Aquila e a capodanno (cagacazzi permettendo) a Lanciano, poi due anni fermi prima di tornare in tour con nuovo materiale.  

Luca dice che questa gente gli mancherà, e anche a questi fans affezionati mancherà questa band che in quasi dieci anni di chilometri e sudore ha raccolto davvero poco rispetto a quanto avrebbe meritato. La loro partita, però, non è ancora finita, e stasera segnare e vincere nei minuti di recupero non sembra cosi impossibile.

Giovanni Cerro

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