DALLE HAWAII ALLA CATALOGNA: IL PRIMO LIVE DI MIKE LOVE A BARCELLONA È PURA VIBRAZIONE
🌺 Mike Love incanta Barcellona
Reportage dal debutto catalano del musicista hawaiano
A cura di Narrador Callejero – Radio Città Aperta
Il 26 gennaio 2026 la Sala Wolf di Barcellona ha vissuto una di quelle serate che restano sospese nell’aria, come un profumo che arriva da lontano. Per la prima volta in assoluto, Mike Love, voce e spirito dell’isola di O‘ahu, ha portato in Catalogna il suo universo musicale: un intreccio di roots rock reggae, coscienza spirituale, ritmi ancestrali e un’energia che sembra sgorgare direttamente dalla terra che lo ha cresciuto.
Annunciato da Last Tour come una delle due date del suo debutto spagnolo, il concerto ha richiamato un pubblico eterogeneo: amanti del reggae, curiosi, spiriti liberi, migranti del suono. Tutti riuniti in un lunedì d’inverno che, per un’ora e quaranta minuti, ha smesso di essere inverno.

🌿 Un live che respira
Mike Love entra in scena con la naturalezza di chi non “sale” sul palco, ma ci ritorna. La Sala Wolf, raccolta e vibrante, diventa subito un cerchio rituale: loop station, chitarra, percussioni, voce. Una voce che non canta soltanto, ma invoca, guida, abbraccia.
Il concerto si apre con una lunga improvvisazione vocale che mette subito in chiaro la direzione del viaggio: niente artifici, niente sovrastrutture. Solo musica come strumento di trasformazione personale e collettiva. Il pubblico ascolta, respira, risponde.
Brani come Permanent Holiday, No Regrets e Barbershop scorrono come capitoli di un racconto spirituale, mentre i pezzi più recenti tratti da Leaders e Teachers mostrano un artista in piena maturità creativa, capace di fondere reggae d’arrel, rock progressivo e jazz con una fluidità che appartiene solo a chi ha interiorizzato il proprio linguaggio fino a farlo diventare respiro.
🔥 La vibrazione della sala
C’è un momento, a metà concerto, in cui la Wolf sembra trasformarsi in un piccolo tempio laico. Mike Love costruisce un crescendo di voci sovrapposte, battiti, armonizzazioni, e la sala risponde come un unico corpo. Non è semplice partecipazione: è condivisione.
La sua musica non chiede di ballare, chiede di esserci. E il pubblico c’è: occhi chiusi, mani al cielo, sorrisi larghi, un silenzio che parla più del rumore.
🌺 Hawaii, Barcellona, il mondo
Il filo rosso della serata è la terra. La sua terra, O‘ahu, evocata nei racconti, nei mantra, nei ritmi. La nostra terra, quella che ognuno porta dentro, evocata nei messaggi di unità, giustizia, cura, resistenza.
Mike Love non fa prediche: racconta. E nel racconto, la distanza tra Hawaii e Barcellona si accorcia fino a scomparire.
🎤 Roaman, il compagno di viaggio
In apertura, Roaman scalda la sala con la sua miscela di folk, reggae e spoken word. Un artista che non apre semplicemente il concerto, ma prepara il terreno emotivo: parole di speranza, melodie luminose, un invito alla gentilezza radicale. La sua presenza non è accessoria: è parte del rito.
🌌 Un finale che resta
Il concerto si chiude senza clamore, senza artifici. Un ultimo mantra, un ringraziamento semplice, un sorriso. La sala rimane sospesa per qualche secondo, come se nessuno volesse rompere l’incantesimo.
Quando le luci si riaccendono, resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di un live: un incontro, un passaggio, un seme piantato.
📻 Conclusione
Il debutto di Mike Love a Barcellona non è stato solo un evento musicale: è stato un atto di connessione. Un concerto che ha portato un pezzo di Hawaii nel cuore della Catalogna e che ha ricordato, a chi era presente, che la musica può ancora essere un luogo di guarigione, comunità e trasformazione.
Un’ora e quaranta minuti che hanno lasciato un segno. E che, per chi li ha vissuti, continueranno a vibrare.
Pubblicato il: 29/01/2026 da Stefano Coletta
