Caparezza @ Palalottomatica Roma 29 Novembre 2017 Live Report

Caparezza (Palalottomatica – 29 novembre 2017)

Il soldout annunciato di un viaggio interiore

Caparezza è uno dei pochi artisti italiani che, dall’album d’esordio non ha mai sbagliato un colpo, dando alla luce lavori sempre più corposi e completi in ogni punto. Una crescita esponenziale, proprio come i suoi concerti. Senza dubbio, è uno che si diverte, su disco e sul palco, e che fa divertire. Ma non solo. Le sue riflessioni entrano dentro come un trapano e, in qualche modo, smuovono qualcosa dentro.
Perché quelli di Michele Salvemini non sono dei semplici concerti, piuttosto delle vere e proprie rappresentazioni che travalicano la matrice rap del cantato e quella rock della musica, ricche di scenografie maestose e bizzarre quanto ricche di particolari, ledwall efficaci ed impattanti quanto la sua musica (e chi ha partecipato al Museica Tour sa di cosa si parla) ed eccellenti giochi di luci.
Uno spettacolo a tutto tondo, in altre parole, come la palla gigante che pian piano si gonfia sotto l’intro di Prosopagnosia e dalla quale emerge il Capa: inizia lo show!

Sul palco, a forma di chiave sormontato da un’americana che ne rappresenta la serratura, musicisti, coriste e ballerini danno vita ad un lungo e intenso spettacolo concepito come la rappresentazione di una crescita e, come tale, diviso praticamente e metaforicamente in due parti.
Si inizia con quella introspettiva, che ci fa conoscere le pesanti riflessioni dell’artista di Molfetta. L’atmosfera è resa ancora più cupa dal corpo di ballo raffigurato da ipotetici corvi che imbracciano grandi chiavi come fossero fucili. Sono i corvi che volano sulla testa di Michele come su quella di ognuno di noi e dai quali si tenta di liberarsi ma con i quali occorre imparare a convivere per cambiare realmente la prospettiva di noi stessi e, di conseguenza, le nostre vite.
La musica, naturalmente, è presa dal nuovo Prisoner 709 e non concede spazio ad interazioni col pubblico; non è ancora il momento, prima bisogna guardarsi dentro.
Prosopagnosia (John De Leo sul ledwall, Max Gazzè per Migliora la tua memoria con un click), Prisoner 709, Confusianesimo si susseguono uno dietro l’altro con dei veloci cambi di abito e qualche monologo. Come quello che anticipa Larsen, in cui Caparezza parla col fastidioso ma efficace compagno degli ultimi anni: l’acufene, il fischio nell’orecchio a cui chiede di lasciarlo in pace almeno per una sera.
Ma è l’accettazione la vera chiave di volta. L’inizio dell’evasione dalla prigione interna, attraverso una risalita tortuosa che dai meandri dell’intestino (nostro secondo cervello) conduce ad una gigantesca bocca dalla quale spunta Michele seguito dal fedele Diego Perrone.
Gli applausi sono scroscianti come il diluvio che non ha dato tregua alla città per tutto il giorno.
E’ il momento di parlare. I ringraziamenti sono per tutti: pubblico, band e collaboratori. Con una dedica speciale agli amici, grazie ai quali è possibile uscire dai momenti bui per poter dire di essere Fuori dal tunnel e per poterlo cantare con rinnovato coraggio e maggiore consapevolezza.
Da questo momento in poi è la volta dei grandi successi, presentati e rappresentati in maniera diversa dal passato. Tra gli altri: Jodellavitanonhocapitouncazzo, Goodbye Malinconia, Vengo dalla Luna e la finale Abiura di Me.

Un altro gran bel concerto di un Artista che non ha eguali nel nostro paese.
Da qualche parte già si legge la notizia di una sua possibile partecipazione, come big, nella prossima edizione del Festival di Sanremo. Chissà, di sicuro sarebbe un bel salto per una manifestazione ancora vecchia come lo Stivale che lo ospita. (F.DiG.)