Addio ad Afrika Bambaataa, pioniere dell’Hip Hop e dell’Elettronica
Afrika Bambaataa ci ha lasciati a 68 anni nella notte tra l’8 e il 9 Aprile a causa delle complicanze di un tumore alla prostata.
Il DJ americano e pioniere dell’Hip Hop Afrika Bambaataa è morto: aveva 68 anni. A darne la notizia su Instagram, la sua storica etichetta discografica Tommy Boy Records. L’artista è deceduto in Pennsylvania intorno alle 3:00 del mattino del 9 Aprile a causa delle complicanze di un tumore alla prostata.
Una figura fondamentale per l’Hip Hop e l’Elettronica
Nato come Lance Taylor nel Bronx nel 1957, Afrika Bambaataa è stato una figura fondamentale non solo per la nascita della cultura Hip Hop, ma anche per l’evolversi della scena Elettronica.
Planet Rock: uno dei pezzi più rivoluzionari della musica moderna
Uno dei suoi brani di culto, “Planet Rock” (1982), che vede la partecipazione di Soulsonic Force, è infatti considerato tra i pezzi più rivoluzionari nella storia della musica moderna perché ha mescolato due generi apparentemente distanti, che invece nel corso del tempo hanno dimostrato di andare perfettamente a braccetto: Hip hop ed Elettronica.
Planet Rock: quali macchine furono usate per produrla?
Possiamo certamente affermare, dunque, che “Planet Rock” segnò il debutto di un nuovo genere, l’Electro-Funk, combinando l’old school rap con ritmi decisamente sintetici e futuristici.
- Roland TR-808: La drum machine fondamentale che ha definito il suono “electro” del brano.
- Fairlight CMI Series II: Utilizzato per il campionatore 8-bit, in particolare per l’iconico “orchestra hit” (ORCH5).
- Moog Micromoog: Sintetizzatore utilizzato per le linee di basso e i suoni lead.
- Prophet 5: Sintetizzatore polifonico utilizzato nelle sessioni di registrazione.
- Vocoder: Utilizzato per elaborare la voce e renderla robotica.
Il risultato fu sorprendente: si assistette alla nascita di un sound innovativo e senza precedenti, ispirato a quello dei Kraftwerk e della Yellow Magic Orchestra campiona e rielabora melodie dei Kraftwerk, in particolare pescandole da “Trans-Europe Express” e “Numbers”), che esercitò una notevole influenza su altri generi quali la Techno di Detroit e la House di Chicago.
1973: nasce l’Hip Hop e Afrika Bambaataa fonda la Zulu Nation
Il 1973 è unanimemente considerato l’anno di nascita dell’Hip Hop: ebbene, in quello stesso anno Afrika Bambaataa co-fondò presso le Bronx River Houses la Zulu Nation, un’organizzazione dedicata alla diffusione dei quattro elementi fondamentali dell’Hip Hop, ossia DJing, MCing, Breakdancing e Graffiti, a cui l’artista aggiunse la “Conoscenza” come quinto elemento. La Zulu Nation si opponeva alla violenza delle gang (lo stesso Bambaataa, prima di dedicarsi alla musica, era stato a capo di una potente gang del Bronx, quella delle Black Spades) servendosi della musica per promuovere valori di pace e fratellanza, e lo faceva in special modo durante i celebri “block party”.
Un’eredità artistica scossa da gravi accuse
Peccato che negli ultimi anni, l’eredità di questo artista sia stata profondamente scossa da gravi accuse: a partire dal 2016, infatti, venne accusato di aver commesso abusi sessuali su minori e anche per traffico di esseri umani risalenti agli anni Settanta e Ottanta, tanto che la Zulu Nation dovette scusarsi pubblicamente con le vittime rimuovendo Bambaataa dalla propria guida nel 2016.
La sua morte ha sicuramente riacceso il dibattito su come separare l’impatto storico di un “padre fondatore” dalle sue azioni personali.