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DRIVE IN SATURDAY (REPLICA) con ALESSANDRO SGRITTA ed EUGENIO STEFANIZZI

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DRIVE IN SATURDAY (REPLICA) con ALESSANDRO SGRITTA ed EUGENIO STEFANIZZI

13 luglio 1985: la reunion dei Led Zeppelin al Live Aid

13 luglio 1985: la reunion dei Led Zeppelin al Live Aid

Il 13 luglio 1985, a Londra e a Philadelphia, si svolse il Live Aid, uno dei più grandi concerti di sempre.

Gli ideatori erano Bob Geldof, leader dei Boomtown Rats, e Midge Ure degli Ultravox, e il fine dei più nobili: aiutare l’Etiopia, colpita da una delle ondate di siccità più devastanti che la memoria umana ricordasse.

Geldof non solo riuscì a far riunire i Black Sabbath con Ozzy Osbourne e i Queen, ma anche e perfino i Led Zeppelin.

Purtroppo, quello che avrebbe dovuto essere l’evento catalizzatore del Live Aid si trasformò nella più grande disfatta della carriera dei tre superstiti dei Led Zeppelin. Sostituire Bonham fu il primo dei problemi, risolto con la presenza di due batteristi: Tony Thompson e l’ex Genesis Phil Collins.

Quest’ultimo ricorda:

«Fu una tragedia. Robert non stava bene e Jimmy era totalmente fuori contesto. Scappava dappertutto. Non fu colpa mia, ma andò tutto male. Se avessi potuto fuggire l’avrei fatto ma a quel punto si sarebbe discusso solo di quello. Jimmy non era convinto della mia presenza nella line-up, ma pensavo che una volta sul palco le cose si sarebbero sistemate. Invece, qualcosa accadde tra la nostra prima conversazione e quel giorno in cui venne annunciata la reunion dei Led Zeppelin. Robert era felice di vedermi, Jimmy non lo era affatto».

Fatto sta che in tanti aspettavano la reunion del Led Zeppelin, che si erano sciolti dopo la morte di Bonham nel 1980.

Prima del Live Aid del 1985, i Led Zeppelin non suonavano in Nord America dal 1977, quando il loro tour fu interrotto a causa della morte del figlio di Plant.

Ironia della sorte, l’ultima esibizione di quel tour avrebbe dovuto tenersi proprio a Philadelphia, al JFK Stadium.

Nel 1985, Plant aveva già alle spalle una solida carriera solista. E il batterista e cantante dei Genesis, Phil Collins, era una vera pop star: i suoi successi da solista “Against All Odds”, “Easy Lover” e “Sussudio” erano ascoltati in ogni parte del mondo.

Collins e Plant erano molto legati, così quando si parlò di Live Aid, Plant chiamò il suo amico Phil e gli propose di fare qualcosa, magari con il chitarrista Jimmy Page (il bassista John Paul Jones non venne menzionato).

Collins accolse la proposta di Plant, scrivendo poi nel suo memoir, “Not Dead Yet”, che il tutto gli venne presentato come molto informale — si sarebbe trattato di una semplice rimpatriata tra amici per suonare assieme.

Ma non andò così…

Un giornalista di MTV cercò di intervistare la band dietro le quinte dopo la loro esibizione, ma Plant non voleva parlare, mentre Page non riusciva a pronunciare una frase comprensibile. Sapevano cosa avevano fatto: avevano calpestato l’eredità dei Led Zeppelin con un set di 22 minuti. “È stato orribile”, avrebbe poi ammesso Plant a Rolling Stone. Page ha detto che tutto ciò che ricordava era di essere stato nel “panico più totale”. Collins lo definì un “disastro”, riassumendolo poi come “il concerto infernale.”

  • Il problema, in realtà, non fu la presenza del batterista dei Genesis: la band aveva provato pochissimo e, dopo un’assenza così prolungata dai palchi, era inevitabile che i meccanismi non fossero oliati a sufficienza. Inoltre, Plant veniva da tre concerti consecutivi con la propria band, cosa che non aiutò per niente la sua voce. Il resto lo fecero gli strumenti scordati, un’amplificazione da festa della scuola e un Jimmy Page che sembrava totalmente su un altro pianeta, probabilmente ancora preda dei propri fantasmi e delle proprie dipendenze, oltre che dell’emozione per una cosa che aveva certamente sognato per anni. Le esecuzioni di classici come Rock N’ Roll, Whola Lotta Love e Starway To Heaven furono così imbarazzanti che, vent’anni dopo, al momento della pubblicazione dell’intera kermesse in dvd, la band chiese a Geldof di essere esclusa nella tracklist definitiva (partecipando in ogni caso alla raccolta fondi con un altro prodotto in uscita nello stesso periodo). Rispetto ai concerti in favore della lotta alla sclerosi multipla di un paio di anni prima, Page aveva recuperato uno stato di forma che non lo faceva più apparire in punto di morte, ma restava comunque l’ombra del dio della chitarra che era stato. [Louder]

Di seguito, la performance completa dei Led Zeppelin al Live Aid, che in un secondo momento ripudiarono, non concedendo le liberatorie per includerla nelle successive pubblicazioni.


Fonte immagine in evidenza: https://www.phillymag.com/news/2025/07/08/live-aid-led-zeppelin-reunion/

 

Pubblicato il: 13/07/2026 da Skatèna