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UE, il “sabotaggio” interno su Gaza: così la diplomazia europea ha protetto Israele

UE, il “sabotaggio” interno su Gaza: così la diplomazia europea ha protetto Israele

Un’inchiesta rivela come un gruppo di alti funzionari del SEAE abbia sistematicamente frenato sanzioni e censurato rapporti sulle violazioni del diritto internazionale, rendendo Bruxelles consapevolmente complice dei crimini israeliani.

di Giacomo Simoncelli

Il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), la macchina diplomatica di Bruxelles, negli ultimi due anni sarebbe rimasta paralizzata di fronte al conflitto a Gaza. Non perché non avrebbe riscontrato i termini per agire contro Tel Aviv, ma perché li ha nascosti a sé e all’opinione pubblica. Un’indagine condotta da Mediapart scoperchia un vaso di Pandora fatto di ostruzionismo, rapporti insabbiati e riscritture faziose, orchestrate da una ristretta cerchia di alti funzionari per impedire sanzioni contro Israele.

Due posizioni opposte, più o meno…

Al centro dello scontro ci sono state due visioni opposte: da un lato la linea di Ursula von der Leyen, marcatamente filo-israeliana; dall’altro quella di Josep Borrell, ormai ex Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, che ha tentato invano di ancorare la risposta europea al rispetto del diritto internazionale. Ovviamente, solo per il massacro indiscriminato di civili degli ultimi due anni, e non per l’apartheid conclamata, le colonizzazioni illegali e l’occupazione che procede da decenni senza condanne. Uno dei motivi era semplicemente la possibilità di non far apparire in maniera evidente il doppio standard rispetto alle azioni intraprese contro la Russia.

Secondo fonti diplomatiche, questa spaccatura non è stata solo politica, ma operativa. Funzionari chiave del SEAE avrebbero agito come un vero e proprio freno di emergenza su ogni iniziativa critica verso il governo di Tel Aviv. Tra i nomi citati spicca quello di Stefano Sannino, Segretario Generale del SEAE fino a inizio 2025 e recentemente indagato dalla Procura europea per sospetta frode ai fondi UE. Insieme a lui, Hélène Le Gal (direttrice del dipartimento Medio Oriente e Nord Africa) e Frank Hoffmeister (direttore del servizio legale), sono accusati di aver rallentato i progetti di sanzione, di aver ammorbidito ogni presa di posizione ufficiale e di aver persino riscritto rapporti problematici.

Rapporti insabbiati e “fake news”

Le accuse più gravi riguardano la manipolazione dell’informazione. Già nel novembre 2023, la task force sulla comunicazione strategica del SEAE aveva redatto un rapporto di venti pagine sulla disinformazione israeliana. Quel documento, destinato agli Stati membri, non ha mai visto la luce. “Ci è stato detto esplicitamente che, su ordine di Hélène Le Gal, era vietato lavorare sulla disinformazione di Israele e il rapporto venne bloccato. Questa è manipolazione dell’informazione a danno degli Stati membri”, denuncia un ex membro della task force.

Questa censura avrebbe lasciato campo libero alle campagne di fango contro l’Unrwa e ad attacchi personali contro lo stesso Borrell, ritratto in fotomontaggi offensivi dal ministro degli Esteri israeliano senza che il SEAE convocasse l’ambasciatore per chiarimenti.

Briefing come “veline” militari

L’inchiesta evidenzia una prassi inquietante: la sistematica riscrittura dei documenti tecnici. Note di briefing e dichiarazioni venivano modificate per ricalcare parola per parola le posizioni ufficiali di Israele, in un vero e proprio braccio di ferro col gabinetto di Borrell. Un parere legale del dipartimento di Hoffmeister, finalizzato il 7 novembre 2023, è stato descritto da un’alta funzionaria come “scritto da un avvocato dell’esercito israeliano”, basandosi quasi esclusivamente su fonti militari di Tel Aviv e ignorando i rapporti delle Nazioni Unite.

Anche dopo rapporti indubbiamente indipendenti sui massacri commessi a Gaza dai sionisti, come lo studio pubblicato da The Lancet che ha confermato l’entità delle perdite civili, “tutti i briefing passati al vaglio di Hélène Le Gal continuavano a riportare la dicitura ‘fonti del ministero della Sanità controllato da Hamas’, allo scopo di gettare ombre sulla loro affidabilità e di insinuare che le perdite umane fossero esagerate”.

Il muro di gomma sulle sanzioni

Nonostante le richieste di Spagna e Irlanda di sospendere l’accordo di associazione UE-Israele per violazione dei diritti umani (Articolo 2), nessuna proposta formale è mai arrivata al voto del Consiglio. Nel rapporto presentato nel luglio scorso, vi sono persino argomenti giuridici relativi all’ipotesi di un potenziale genocidio. Ma la UE è rimasta ferma, mentre Bruxelles ha poi aspettato il “piano Trump” e la finta pace per trovare una giustificazione per seppellire qualsiasi azione diplomatica concreta contro Israele.

Pubblicato il: 06/01/2026 da Giacomo Simoncelli