Trump smantella l’ordine “globalista”: gli Stati Uniti si ritirano da 66 organizzazioni internazionali
Con un memorandum presidenziale, la Casa Bianca annuncia il ritiro statunitense da 66 organizzazioni internazionali, quasi la metà afferenti alla cornice delle Nazioni Unite. Un duro colpo al multilateralismo, ma un messaggio chiaro in particolar modo agli ‘alleati’ europei: l’ordine della globalizzazione, condiviso con il Vecchio Continente e favorevole all’Occidente, è finito. Ora gli USA penseranno solo a se stessi.
di Giacomo Simoncelli
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato il via libera per il ritiro ufficiale degli USA da 66 organizzazioni e trattati internazionali. La mossa, formalizzata con un memorandum presidenziale diffuso mercoledì sera, incarna in piena regola la dottrina “America First”, mirando a recidere i legami con forum globali dedicati al clima, alla salute, ai diritti umani e alla cooperazione scientifica.
Tutti enti che perseguono una “agenda globalista” che mina i reali interessi stelle-e-strisce, spiega il memorandum. “Il Presidente Trump sta mantenendo una promessa fondamentale”, ha scritto Marco Rubio, Segretario di Stato, su X. “Smetteremo di sovvenzionare burocrati globalisti – ha aggiunto – che agiscono contro i nostri interessi. Metteremo sempre l’America al primo posto”.
Una mannaia su ONU e organismi indipendenti
Il piano della Casa Bianca prevede la cessazione immediata della partecipazione e il totale taglio dei finanziamenti per 35 organizzazioni non legate alle Nazioni Unite e 31 entità della cornice ONU. Tra i nomi più illustri figurano l’UNFCCC (la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici) e l’IPCC (il Panel intergovernativo di esperti sul clima). Gli USA usciranno dal Fondo ONU per la Popolazione (UNFPA), dall’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) e da vari organismi che si occupano di sviluppo, diritti, e persino bambini nelle zone di conflitto.
Le ripercussioni globali saranno immediate e profonde. Il ritiro dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), già ordinato all’inizio dello scorso anno, diventerà effettivo il 22 gennaio 2026. Gli Stati Uniti sono storicamente il principale finanziatore dell’OMS: tra il 2024 e il 2025 hanno contribuito con 261 milioni di dollari, circa il 18% del budget totale dell’agenzia, fondamentale per la tutela della salute, soprattutto nei paesi più poveri.
Uno sguardo all’Europa e al Medio Oriente
Ma se verso questa e altre organizzazioni ONU l’attacco proviene da lontano, a volte addirittura dal primo mandato di Trump, è molto più interessante osservare la lista dei ritiri che riguarda le entità che sono maggiormente legate al Vecchio Continente. Gli USA abbandonano lo European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Hybrid CoE), che si occupa di minacce ibride in ambito UE-NATO, e dal Forum of European National Highway Research Laboratories (FEHRL), che serve a coordinare le ricerche sulle infrastrutture stradali tra laboratori europei.
Al di là della croce posta sopra il multilateralismo genericamente inteso (per il quale ci sono sempre state ‘eccezioni’ ed è stato martoriato da immobilismi e palesi violazioni con le ‘guerre umanitarie’ delle potenze occidentali), il messaggio di Washington qui è molto più specifico e chiaro. È il totale disimpegno da un ordine regolatorio condiviso con gli ‘alleati’ europei. È il riconoscimento di un dato di fatto: la fine dell’ordine della globalizzazione (un ordine in realtà occidentale), il ritorno non più nascosto dalla propaganda di una politica di potenza. Gli USA non abbandonano le mire di egemonia globale, ma affermano che non sono più disposti a condividerle. D’ora in poi, si occuperanno solo del loro emisfero, e con gli altri – per chi ne ha la forza – tratteranno punto per punto.
La risposta delle Nazioni Unite
Il portavoce dell’ONU, Stephane Dujarric, ha fatto sapere che l’organizzazione sta valutando l’annuncio e fornirà una risposta dettagliata entro giovedì mattina.
Resta l’incertezza su come il resto del mondo colmerà il vuoto finanziario e politico lasciato da Washington, che come membro permanente del Consiglio di Sicurezza tuttavia non rinuncerà a esercitare un potere di veto decisivo, già usato ripetutamente per influenzare le risoluzioni sulle operazioni genocidiarie a Gaza, ad esempio.
Pubblicato il: 09/01/2026 da Giacomo Simoncelli