Roma, il 27 e 28 marzo la società civile sfida il “modello ungherese”: i No Kings annunciano il weekend di mobilitazione globale

ROMA – Una mobilitazione transnazionale che unisce cultura, musica e resistenza civile per rispondere alla “stretta autoritaria” e all’economia di guerra. I No Kings italiani hanno ufficializzato oggi i dettagli del grande evento che vedrà Roma protagonista di un asse globale del dissenso.
Il fulcro sarà il maxi-concerto previsto per venerdì 27 marzo a Testaccio, in un’area logistica dello storico quartiere romano. L’evento, che riprende il format internazionale nato a Londra, si chiamerà “Together” e vedrà alternarsi sul palco oltre 20 artisti. La novità rilevante riguarda la composizione del cast: non solo esponenti della scena militante, ma nomi di primo piano del panorama mainstream nazionale, pronti a superare i confini della sinistra tradizionale per convergere su temi di rilevanza universale.
La mobilitazione internazionale contro le politiche belliciste e la stretta autoritaria raddoppia e sceglie Roma come suo epicentro europeo. È quanto emerso dalla conferenza stampa del movimento No Kings Italia, svoltasi a Palazzo Valentini, che ha ufficializzato una “due giorni” di eventi per il prossimo 27 e 28 marzo.
L’iniziativa, denominata “Together”, si inserisce in una cornice globale che vedrà scendere in piazza simultaneamente le città di Londra e le principali metropoli degli Stati Uniti per il No Kings Day.
Un ponte globale: da Berlino a Minneapolis, passando per Roma. La mobilitazione non si esaurirà con il concerto, ma si trasformerà in una protesta globale il giorno successivo. Gli organizzatori hanno, infatti, annunciato una grande manifestazione coordinata per sabato 28 marzo: «Non siamo soli in questa battaglia. Il 28 marzo scenderemo in piazza in una staffetta internazionale che unirà Berlino, Londra, Minneapolis e Roma. È un segnale potente: ovunque il potere prova a silenziare l’attivismo, noi rispondiamo con la partecipazione attiva. Da Minneapolis, epicentro della resistenza contro le violenze federali, fino al cuore dell’Europa, chiederemo giustizia e libertà».
L’affondo contro la repressione: «Non siamo sudditi». Nella conferenza è stato tracciato un parallelo durissimo tra l’attuale gestione dell’ordine pubblico in Italia e modelli politici illiberali: «In tutta Italia gli spazi sociali sono presidi di cultura e solidarietà che meriterebbero gratitudine, invece vengono attaccati dal Governo in perfetto stile ungherese. Noi non ci rassegniamo: lo slogan è ‘No Kings’ perché non siamo sudditi e loro non sono la maggioranza. Non possiamo assistere a tutto questo in silenzio e a capo chino».
Durissime le dichiarazioni dei rappresentanti del movimento in merito alle scelte economiche dell’Unione Europea e del Governo italiano. Raffaella Bolini ha denunciato la sproporzione degli investimenti continentali: «In Europa si stanziano 6.900 miliardi in dieci anni per il riarmo, sottraendo risorse vitali alla sanità, alla scuola e all’emergenza climatica. I re si sono organizzati per distruggere ogni limite al loro potere: il 28 marzo sarà la nostra risposta».
Secondo Rosa Lella, l’iniziativa segna una rottura definitiva con il passato: «Siamo un’alleanza ribelle contro le destre globali, da Meloni a Trump, che si avvalgono della violazione sistematica del diritto internazionale e delle libertà costituzionali».
Allarme repressione e solidarietà internazionale. Un punto centrale della conferenza ha riguardato il nuovo decreto sicurezza. Secondo Federica Borlizzi, il provvedimento punta a una «neutralizzazione preventiva del dissenso», conferendo alle forze dell’ordine poteri che scavalcano il controllo della magistratura attraverso fermi e perquisizioni arbitrarie.
La dimensione internazionale è stata ribadita dai collegamenti con Weyman Bennett (portavoce di Together London) e Maria Elena Delia per la Global Sumud Flotilla, la quale ha annunciato una nuova missione verso Gaza per la fine di marzo. Presente al tavolo anche Alfio Nicotra (Rete Pace e Disarmo) a testimoniare la trasversalità del fronte civile.
Riccardo Noury (Amnesty Italia): «Genova 25 anni dopo: istituzioni, non lasciateci soli contro la frattura morale del mondo». Un atto d’accusa durissimo contro il “Nord del mondo” e un appello accorato alle istituzioni italiane affinché non si ripeta l’abbandono del 2001. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, è intervenuto delineando quella che definisce una “frattura dell’ordine morale” senza precedenti.
Oltre i doppi standard: «Palestina alimentata dal Nord del mondo». Secondo Noury, la fase dei semplici “doppi standard” è terminata, lasciando spazio a una partecipazione attiva nei crimini internazionali.
«Siamo di fronte a una frattura prodotta dal Nord del mondo. Non siamo più nell’epoca in cui pezzi di umanità venivano semplicemente ignorati per convenienza. Oggi, la popolazione palestinese è sottoposta a un massacro alimentato, protetto e armato dal Nord del mondo. È questo il ‘nemico comune dell’umanità’ di cui parlava Francesca Albanese: un sistema di istituzioni che distruggono altre istituzioni, lo Stato di diritto e la giustizia internazionale».
L’affondo contro il Governo: «Postura da Umarell davanti allo scempio». Noury non risparmia critiche all’esecutivo italiano, paragonando il cinismo del potere economico e militare a derive oscure della storia recente.
«Il ‘Board of Peace’ che decide a tavolino le sorti dei popoli mi ricorda il Board di Epstein: gruppi di uomini bianchi dotati di potere che giocano con la vita degli altri. Di fronte a questo scempio del linguaggio e del diritto, la postura del nostro Governo è quella dell’Umarell: sta lì a osservare i lavori in corso mentre si produce una frattura morale profonda. È una posizione profondamente sbagliata».
L’urgenza verso il 2026: il monito su Genova 2001. Il cuore dell’intervento di Noury è rivolto al percorso di mobilitazione che porterà alle giornate di marzo e, simbolicamente, al 25° anniversario del G8 di Genova. «Avverto un senso di urgenza morale e politica: dobbiamo riunirci nelle diversità e convocare le persone. Lo slogan è chiaro: ‘Voi siete re, ma noi non siamo i vostri sudditi’. Ricorre il venticinquennale di Genova 2001: quel precedente enorme deve rimanere un fatto irripetibile. Spero che la controparte non abbia un disegno regressivo simile a quello di allora».
In chiusura, il portavoce di Amnesty rivolge un appello diretto a quella parte di istituzioni che ancora si occupa di diritti umani: «Lo dico chiaramente a quei pezzi di istituzione che hanno a cuore i diritti: non ci lasciate un’altra volta soli. Non fate come l’altra volta. Questa urgenza deve essere condivisa per evitare che la storia si ripeta nel peggiore dei modi».
Pubblicato il: 19/02/2026 da Clara Habte