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Referendum Magistratura: le bugie del Sì

Referendum Magistratura: le bugie del Sì

Oggi, venerdì 20/03/2026 è l’ultimo giorno della campagna per il referendum sulla riforma della magistratura.
Se il lato tecnico della riforma è stato già trattato in un precedente articolo (link).
In quest’ultimo giorno di campagna vogliamo concentrarci su quello che è stato detto dai proponenti della riforma, lasciando a loro la parola riguardo le bugie elencate, i loro propositi per il dopo referendum e le auto-smentite.

di Eugenio Fofi

Non possiamo non partire che dalle parole stesse del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Al Ministro sono bastate due settimane per passare dal: «Lei ha citato casi Garlasco, quelli là… io per principio non farò mai una campagna referendaria giocando sulla pancia dei cittadini» del 25/02/2026, al «Casi Garlasco, così, ritengo che dopo la riforma non ce ne dovrebbero più essere» del 11/03/2026.
Lo stesso Ministro, in un’intervista al Mattino di Padova, ha definito paramafioso il sistema della delle correnti nel CSM (Consiglio Superiore della Magistratura): «C’è una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare. I magistrati iscritti all’Anm (Associazione Nazionale Magistrati, nda) sono il 97%, una percentuale bulgara. Perché se non ti iscrivi non fai carriera. E quando si elegge il CSM, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un “padrino” è finito, morto. Il sorteggio rompe questo meccanismo “paramafioso”, questo verminaio correntizio. Un mercato delle vacche».
Tra gli altri a rispondere indirettamente al Ministro è il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri che, iscritto all’ANM non ha mai aderito a nessuna corrente (Magistratura Indipendente, Unità per la Costituzione, Area Democratica per la Giustizia, Magistratura Democratica e Autonomia e Indipendenza).

Ultima dichiarazione che riportiamo di Nordio è quella fatta in conferenza stampa a Palazzo Chigi: «Chi controlla la magistratura?… Poiché non esiste un potere senza un controllo, è quello che noi cerchiamo di introdurre con la riforma costituzionale».
A commentare quest’ultima definizione di Nordio è stata Simonetta Matone (deputata in quota Lega. Nda) che durante un dibattito: «Sul referendum abbiamo molte cose da dire, perché se prima grazie all’involontario endorsement di Gratteri, noi eravamo 10 a 0. Oggi, grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio siamo purtoppo 10 a 10. Perché lo dico, perché lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente». A questo punto la deputata viene avvisata da un moderatore: «Simonetta c’è anche la stampa qui che ci ascolta».

A seguire il Ministro della Giustizia è stata la sua capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, che durante un dibattito sulle ragioni dei Sì e del No a Telecolor ha dichiarato: «Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è pilo (-tata. Nda), sono plotoni di esecuzione».

Anche il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, si esposto in prima persona più volte sulla questione. Dal palco di Forza Italia per il Sì al referendum, aprendo gli orizzonti sugli intenti del dopo voto, ha dichiarato: «Adesso con la riforma le cose cambieranno. Dobbiamo però continuare ad andare avanti, perché non basta la separazione delle carriere, non basta la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, serve completare. Penso alla responsabilità civile. Penso anche ad aprire un dibattito se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati. Discutiamone, parliamone».

Infine non poteva mancare il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che a più riprese ha parlato di costruire una «Giustizia più equa, più indipendente, più efficiente» [09/03/2026]. Presidente smentita sia da Nordio [18/03/2025]: «Questa riforma non influisce sull’efficienza della giustizia, ma nessuno ha mai preteso che influisse sull’efficienza della giustizia», sia dalla senatrice Bongiorno [22/01/2025]: «Ma chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere».
Ma Meloni non si è limitata alle semplici bugie, ma anche a prendere notizie di cronaca e rigirarle a suo piacimento. Caso emblematico è quello del suo intervento al teatro Franco Parenti di Milano nell’evento per la campagna al voto del comitato del Sì, “Sì una riforma che fa giustizia”, ha anche dichiarato: «Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle vostre tasse. Figli strappati alle madri, perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio. Penso che il referendum sia l’unica occasione che i cittadini hanno … di dire a gran voce che non sono d’accordo con queste sentenze surreali, che mettono a repentaglio la loro sicurezza e che disegnano uno stato che pretende di essere perfino proprietario dei tuoi figli. Perché quando non siete d’accordo con la politica lo potete dire. Lo dite in libere elezioni, cambiate governo, colpite i partiti politici, ma lo potete dire. Quando pensate invece che la giustizia non stia funzionando, non potete fare niente, nessuno può fare niente. Salvo stavolta».
Esclusa la prima frase, che mette tutto dentro un cesto da cui chiunque potrebbe prendere qualcosa con cui è in accordo. I riferimenti sono espliciti verso le manifestazioni di Torino, il caso della famiglia nel bosco e al caso Almasri in cui lei e il Ministro Nordio sono indagati. Premesso che in gran parte dei casi da lei citati è stato proprio il governo da lei presieduto a promulgare le leggi in analisi: il caso della famiglia nel bosco è stato giudicato in base al decreto Caivano. Le persone rimesse in libertà lo sono per ritiro delle denunce, gli accusati vengono contattati per poter sapere di cosa sono accusati e da chi, decreto giustizia a firma Nordio. Il caso Almasri non dipende in nessun modo dai cittadini, ma dagli accordi internazionali che l’Italia ha firmato proprio per formare un diritto internazionale (anche se come ricorda Tajani: «vale fino a un certo punto». Nda). Infine, vorremmo ricordare al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che le sentenze (condanne, assoluzioni ecc) sono emesse sempre sulla base delle leggi. Leggi che scrive, vota e promuove il Parlamento e il governo. E che quando i cittadini non sono d’accordo con le sentenze e pensano che la giustizia non stia funzionando, quello che va cambiata non è la magistratura, ma la rappresentanza parlamentare.

Il voto si terrà domenica 22 e lunedì 23. Il referendum sarà confermativo, senza quorum (cioè a maggioranza dei votanti). Buon voto.

Pubblicato il: 20/03/2026 da Eugenio Fofi