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Pina Picierno in Lituania e il nodo della memoria storica. Visita al museo che esalta gli artefici del genocidio nazista

Pina Picierno in Lituania e il nodo della memoria storica. Visita al museo che esalta gli artefici del genocidio nazista

In occasione del Giorno dei Difensori della Libertà, la vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, si è recata in Lituania. Nel paese baltico ha incontrato esponenti delle opposizioni a Mosca e Minsk, per parlare di sicurezza e minacce ibride, ma è stata anche l’occasione per perorare un ulteriore tentativo di riscrivere la storia: Picierno si è recata nel museo da più parti criticato perché rappresenta carnefici nazisti come combattenti per la libertà.

di Giacomo Simoncelli

La ricorrenza del 13 gennaio commemora i fatti del 1991, durante i quali, all’atto della dichiarazione di indipendenza della Lituania, gli scontri con i militari sovietici portarono alla morte di 14 civili. È in questa cornice che la vicepresidente del Parlamento Europeo ha svolto una serie di incontri politici a Vilnius, capitale del paese baltico, volti a ribadire l’impegno dell’Europarlamento al fianco dell’Ucraina. Picierno ha incontrato il presidente del parlamento Juozas Olekas e il viceministro degli Esteri Sigitas Mitkus, definendo la frontiera orientale lituana come un punto nevralgico per la sicurezza dell’intera UE.

A margine del sopralluogo alla postazione di frontiera di Padvarionys e alla visita al Centro nazionale di gestione delle crisi, gli interventi di Picierno hanno sottolineato l’allerta contro le “minacce ibride”. Un impegno che si è tradotto anche nel dialogo con gli oppositori di Mosca e Minsk: l’incontro con Yulia Navalnaya a Vilnius è servito a definire strategie contro le infiltrazioni delle oligarchie russe, mentre quello con Svetlana Tsikhanouskaya (considerata dalla UE come legittima presidente della Bielorussi) ha confermato il sostegno alla dissidenza bielorussa.

Il Museo della discordia

Il momento più simbolico della visita è stato l’omaggio al Museo delle Occupazioni e delle Lotte per la Libertà, inserito nella ex sede del KGB locale. Picierno ha detto: “l’Europa ha bisogno di una memoria storica comune, che non sia un capitolo chiuso ma una bussola per il presente. Dobbiamo costruire percorsi europei con le scuole, perché le nuove generazioni vengano qui a vedere i crimini e le ferite che l’Unione Sovietica ha inferto ai cittadini europei. La memoria non è solo commemorazione, è un presidio contro il ritorno dell’autoritarismo”.

Tuttavia, proprio questo luogo di memoria è da anni al centro di aspre polemiche che ne mettono in discussione l’impianto scientifico. Se per le istituzioni lituane il museo rappresenta la testimonianza della lotta per l’indipendenza, diverse voci critiche – supportate da storici internazionali come Dovid Katz – denunciano la manipolazione storica che si cela dietro quelle stanze, e la legittimazione di autori della pulizia etnica nazista nei confronti degli ebrei.

Il nodo del “doppio genocidio”

Il museo è stato creato col nome di Museo delle Vittime di Genocidio. Eppure, fino al 2011, non c’era una sezione dedicata allo sterminio degli ebrei, nonostante la Lituania sia stata teatro di una delle più feroci ondate di massacri durante l’occupazione nazista. Il 90% di 250 mila ebrei sono stati uccisi nel paese baltico, il che lo rende uno dei luoghi in cui il genocidio fu perpetrato in maniera più puntuale e totale. Molti furono uccisi da altri lituani, che collaborarono con i tedeschi invasori.

Il problema è che, come scrive il Time, molti di questi “responsabili dell’Olocausto sono lodati come vittime della lotta dei loro paesi contro l’occupazione sovietica”. In pratica, il genocidio degli ebrei scompare, e anzi alcuni suoi artefici vengono elevati a combattenti per la libertà, mentre gli unici morti che vengono ricordati sono quelli lituani. I dati parlano certo di molte vittime, ma Dovid Katz, storico statunitense ebreo residente a Vilnius ha messo in chiaro una cosa: “definire genocidio ciò che hanno fatto i sovietici è solo un sofisma ambiguo per trasformare tutte le vittime in criminali e tutti gli assassini in eroi”. La retorica alimentata dal museo è quella degli eredi dei nazisti, che usano questi spazi museali non per fare storia, ma con lo scopo di piegare la terminologia del “genocidio” ad una legittimazione politica attuale, e per costruire un dispositivo propagandistico in funzione anti-russa.

Una memoria comune è possibile?

Resta aperto il tema della responsabilità locale durante l’Olocausto, spesso rimosso per alimentare un racconto di vittimismo nazionale. Ma questo vittimismo diventa anche un’arma della propaganda UE nella propria missione di assurgere ad attore della competizione globale, legittimando questa politica di potenza con il velo di lotta per i diritti e la democrazia. La missione di Pina Picierno mette dunque in luce una deriva evidente della UE, in cui le modalità della dialettica politica sono perfettamente descritte dalla definizione di ‘democratura’.

La memoria storica viene usata come clava per costruire una narrazione che con la storia non ha nulla a che vedere, ma che serve invece a perorare una lotta ideologica, in cui con le estreme destre si può collaborare finché condividono le mire imperialistiche europee (è la sostanza di quel che ha detto l’ex presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, a ridosso delle elezioni europee del 2024), ma lo spauracchio che deve essere denunciato in ogni modo è quello del Socialismo e della rivoluzione.

Pubblicato il: 14/01/2026 da Giacomo Simoncelli