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L’ultima spiaggia della classe dirigente: la guerra ibrida agitata per criminalizzare il dissenso

L’ultima spiaggia della classe dirigente: la guerra ibrida agitata per criminalizzare il dissenso

A partire dai vertici istituzionali è partita una narrazione che rappresenta un grave pericolo per la stessa tenuta democratica del paese: il dissenso espresso in varie forme nelle piazze non è il risultato di decenni di abbandono delle periferie e del netto peggioramento delle condizioni di vita, ma è “guerra ibrida” della Russia. È l’ultima spiaggia di una classe dirigente che ormai conosce solo il bastone per gestire il proprio fallimento.

di Giacomo Simoncelli

All’indomani delle recenti manifestazioni contro il carovita e degli scontri che hanno scosso il centro di Milano, si è fatta strada nel dibattito pubblico una narrazione tanto delirante quanto prevedibile: dietro il malcontento ci sarebbe la regia occulta della Russia, declinata sotto forma di “guerra ibrida”.

L’ipotesi, sebbene priva di prove e accuse circostanziate, ha iniziato a circolare con insistenza proprio a partire dai vertici istituzionali e, poi, quelli dell’informazione. Ad aprire la strada è stato proprio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha evocato la presenza di “soggetti inediti”.

Un assist colto immediatamente dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, da tempo sostenitore della necessità di fronteggiare ingerenze esterne (indicando come tali in pratica ogni forma di dissenso), per poi rimbalzare rapidamente nei salotti televisivi e nelle redazioni dei quotidiani.

Si è arrivati all’assurdo per cui persino sul presidente di Confesercenti Campania sono stati gettati sospetti, in virtù del suo ruolo di console onorario di Mosca. Secondo la Convenzione di Vienna, tale nomina ha risvolti unicamente civili: agevolazione dei rapporti, assistenza ai connazionali stranieri sul territorio e promozione degli affari.

Vincenzo Schiavo è stato insignito di questo titolo nel 2015 proprio per favorire l’interscambio commerciale e i flussi turistici tra la Russia e il Sud Italia, in un periodo in cui il turismo russo (in particolare quello di fascia alta) rappresentava una fetta ricchissima per l’economia campana. Bisogna dunque dedurre che anche le compagnie che si occupano di turismo israeliano sono “agenti stranieri”…

Ad amplificare il tutto ci hanno pensato poi pagine web e think tank, pronti a stilare fantomatiche mappe delle interferenze russe in Europa. Nel commentare i disordini, Crosetto non si è limitato a denunciare l’uso non convenzionale di piattaforme come TikTok per fomentare il caos, ma ha evocato il concetto di una “controeducazione” che starebbe traviando le nuove generazioni: i giovani scendono in piazza non per un disagio reale, ma per l’influenza di visioni del mondo instillate ad arte fuori dai canali tradizionali di famiglia e scuola.

La logica sottesa è quella di trasformare sistematicamente il “nemico interno” in un’emanazione del “nemico esterno”. Si finisce così per creare un clima in cui ogni forma di dissenso viene delegittimata alla radice. Di fronte al disagio sociale che si riversa nelle piazze, la risposta delle istituzioni è così quella della stretta securitaria.

La narrazione della guerra ibrida spiana la strada a nuovi decreti liberticidi e alla militarizzazione delle città, allontanando lo sguardo dalle cause reali della rabbia giovanile e del malcontento. Oggi più che mai, prendere per buona questa lettura significa avallare la trasformazione del paese in una “società-caserma”, rendendo vitale smontare questa retorica passo dopo passo per difendere il diritto stesso al dissenso.

Pubblicato il: 21/10/2026 da Giacomo Simoncelli